Volpi: «I tifosi blucerchiati sono unici, non puoi deluderli»

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Sergio Volpi in una lunga intervista racconta il suo ricordo della Sampdoria: dal primo anno in B, al rapporto con Palombo

Sergio Volpi ha passato sei anni alla Sampdoria. Un lungo periodo nel quale ha potuto diventare anche capitano e unirsi in un forte legame con Genova, che dura ancora oggi. Ora vive e allena una squadra in provincia di Brescia, ma le occasioni per tornare al “Ferraris” non mancano: «Per me la Sampdoria ha rappresentato il culmine della carriera, sei anni passati a Genova in maniera positiva, fantastica, dove abbiamo ottenuto subito al primo anno la promozione in Serie A. Anche nella massima serie ci siamo confermati a buoni livelli, ottenendo delle qualificazioni in Europa League». I ricordi sono tanti e sono legati soprattutto al primo anno di Serie B, tra la promozione e i battibecchi con Novellino: «La Sampdoria mi è rimasta nel cuore. Quando ci siamo ritrovati a Genova nei primi giorni di ritiro ci fu una presentazione a dir poco spettacolare, c’erano a Marassi quasi 20 mila persone, la Gradinata Sud era esaurita. Si vedeva l’entusiasmo, la voglia di raggiungere l’obiettivo della promozione. La società diceva di volerlo raggiungere nel giro di tre anni, ma dopo quella sessione di mercato l’obiettivo era da raggiungere subito.

«Mister Novellino mi ha voluto a Piacenza e poi a Genova, all’inizio non avevamo un rapporto positivo anzi volevo andarmene perché giocavo poco nel Piacenza, lui non ha voluto e mi ha fatto rimanere. Dopo l’ho seguito ovunque. Quando sono arrivato a Genova, al primo anno di Serie B, è stata la mia consacrazione definitiva: non avevo mai fatto così tanti gol, ne ho segnati otto». Menzione speciale soprattutto per i tifosi doriani: «L’ambiente mi accolse subito bene e quando vedi sugli spalti la gente che comunque ti sostiene, ti viene da fare qualcosa in più. Mi sono entrate nel cuore tante persone di Genova, seguo sempre la Sampdoria e se posso vengo. Sono un tifoso ora. Il rapporto con i tifosi blucerchiati è nato così spontaneamente. Hanno visto in me qualcosa che avevano bisogno di vedere, uscivo sempre con la maglia sudata dando tutto. Le critiche e l’errore ci stanno ma quando io giocavo nella Sampdoria era una cosa particolare: puoi anche sbagliare, mi viene in mente lo sbagliare un gol, ma se esci dal campo avendo dato tutto i tifosi di sosterranno sempre. Già vedere la Gradinata Sud, uscendo dal tunnel, quella muraglia umana ti mette addosso quel qualcosa in più da fare vedere alla gente. Loro sono lì per te, tu non puoi deluderli. Il ricordo più bello sono i derby, ne ho giocati cinque: vinti quattro e pareggiato uno. Ma anche la vittoria a Torino contro la Juventus 1-0, le partite a Milano difficili da digerire come quella sconfitta contro l’Inter».

E infine Palombo, il ragazzino che arrivò quando Volpi era già un giocatore affermato. Non fu subito amore: «Il rapporto con Angelo Palombo? Lui si presentò in ritiro a Sesto, era un ventenne e si mise a disposizione del mister. Mi girarono parecchio le scatole perché noi avevamo già fissato i movimenti e mi toccava fermarmi dopo l’allenamento con lui per ripetere i movimenti per farglieli capire. Sinceramente mi stava sulle palle. Poi ha fatto una grandissima carriera e ha meritato tutto quello che ha ottenuto con la maglia della Sampdoria, gli faccio un grande in bocca al lupo per il suo futuro in questo nuovo ruolo. Per quanto mi riguarda alleno una squadra di Brescia, mi diverto e spero magari in futuro di avere qualche chiamata importante. Spero che Angelo si ricordi, quando farà la partita di addio di chiamarmi, così potrò indossare di nuovo i colori della Sampdoria che per me rimane per sempre un sogno».

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