
Fabio Bazzani, doppio ex di Sampdoria e Arezzo, ha rilasciato un’intervista in cui ha affrontato varie tematiche! Uno sguardo alla gara
La sfida tra Sampdoria e Arezzo avrà un significato particolare per Fabio Bazzani, nome che riporta alla mente una fase importante della storia recente dell’attaccante. Prima di approdare a Genova, infatti, il bomber si era fatto conoscere al grande pubblico proprio con la maglia dell’Arezzo, nel campionato di Serie C1 1999/00. Un percorso iniziato tre anni prima del trasferimento in blucerchiato. Oggi il suo ricordo torna d’attualità in occasione di una partita che mette nuovamente di fronte le due realtà! L’intervista rilasciata per l’edizione odierna de Il Secolo XIX:
SAMPDORIA – «C’è un aspetto emotivo, caratteriale, ambientale per cui la squadra fa fatica e rischia di vedere ogni volta lo spettro delle annate precedenti. Quest’anno pensavo che l’approccio fosse diverso e devo dire che la vittoria contro il Catanzaro in quella maniera mi faceva pensare a un successo che pesa più di tre punti, la scintilla che può indirizzare il campionato. La sosta lunga, però, ha mitigato questo aspetto e alla ripresa ci sono state enormi fragilità. I gol subiti fanno arrabbiare un allenatore, sono troppo semplici da prendere e questo non te lo puoi permettere».
LAURITSEN E TUTINO «Uno ha potenzialità importanti ma deve calarsi nella categoria, l’altro conosce a menadito la B, ne è stato gran protagonista, ma sta avendo discontinuità vuoi per l’aspetto fisico, vuoi per quello umorale. E poi, non è un centravanti, ma c’è il giocatore che sta prendendo in mano la squadra: Insigne. Un leader tecnico che può ancora fare la differenza. Però i valori aggiunti vengono fuori se c’è un contesto che li sostiene. Solo se ha delle fondamenta su cui reggersi il singolo può fare la differenza».
CORRADI, EPILOGO SITUAZIONE – «Sembra una squadra che ancora non è riuscita a ingranare la marcia giusta. Bernardo è un uomo di personalità, equilibrato, lo conosco. Ma gli serve un gruppo che faccia quadrato, capisca il momento e non si faccia sopraffare dai pensieri negativi, altrimenti non c’è tattica che tenga. Credo possa ancora farcela, il tempo c’è, ma non puoi permetterti approcci come quello di Avellino. Perché l’allenatore ha incidenza, ma ci vuole anche una presa di coscienza da parte dei giocatori. I gol del Partenio mi sembrano situazioni individuali di superficialità su cui il tecnico può arrivare poco».