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Beppe Signori: «Nessuno mi ridarà questi 10 anni. Ecco cosa farò»

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Dopo la grazia concessa da Gravina, Beppe Signori parla delle difficoltà vissute in 10 anni a causa delle accuse di calcioscommesse: le sue dichiarazioni

Beppe Signori, accusato ingiustamente di avere un ruolo primario nel processo del calcioscommesse, ha ricevuto la grazia dal presidente Gabriele Gravina. A La Gazzetta dello Sport, l’ex calciatore della Sampdoria ha raccontato le sue sensazioni e i suoi obiettivi.

GRAZIA – «È un giorno di grande felicità, ma anche di tristezza e sconforto perché mi riporta indietro di dieci anni. Ho rinunciato alla prescrizione, per me o era bianco o era nero. Sono l’unico uscito bianco da tutti i processi. Un giorno che non dimentico è quello dell’arresto: una valanga improvvisa. Impronte e foto segnaletiche, 150 fogli letti in poche ore, giornalisti che chiamavano e feci la dichiarazione: “Abbiate pietà”. Ma era solo per dire che non stavo capendo nulla».

INTERCETTAZIONI – «Su 70mila intercettazioni non ce n’è una che mi riguardi. Se ero il boss, come facevo a truccare le gare? Due anni fa ho rischiato di morire, sputavo sangue. Sono andato al Sant’Orsola e durante i controlli il mio cuore non ha retto. Mi hanno salvato la vita. Troppo stress accumulato, e questi 10 anni nessuno me li darà indietro. Ci sono stati anche brutti pensieri ma ora vorrei allenare, rimettermi in gioco. Sono ancora ferito, ma sono un leone pronto a qualsiasi sfida».

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