Calcagno: «Bisogna capire chi può fare calcio e chi no»

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Calcagno, presidente dell’AIC, chiaro sulla questione stipendi e tagli: «Non strumentalizziamo il problema»

Umberto Calcagno, presidente dell’AIC dopo le dimissioni di Damiano Tommasi, ha fatto il punto riguardo l’inapplicabilità del tetto salariale ai taccuini del Corriere dello Sport.

INATTUABILE – «Mi pare che anche il presidente Dal Pino abbia detto che il ‘salary cup’ è inattuabile. Noi l’abbiamo già testato per un decennio in Serie B e non ha riequilibrato i conti delle società. Forse è arrivato il momento di chiederci se i club siano arrivati a questa fase emergenziale facendo tutto il necessario negli anni precedenti».

PROBLEMI DA RISOLVERE – «Il nostro calcio è rimasto un gradino indietro rispetto ai competitor europei anche perché il sistema Paese non l’ha aiutato. Penso agli stadi e a quanto la burocrazia abbia tarpato le ali a molti progetti che avrebbero potuto aiutare le società. Oggi abbiamo club che non sono patrimonializzati, che si sono trovati impreparati ad affrontare la crisi. C’è la tendenza a trasferire sulla pandemia tanti problemi che non sono stati causati dalla pandemia.

STIPENDI – «Durante il lockdown tutti i calciatori hanno fatto la loro parte. Non c’è un atleta che non abbia fatto rinunce economiche e oggi, dopo 6 mesi, siamo qui a parlare dello stesso discorso».

TAGLI PER COMBATTERE LA CRISI – «Se non creiamo gli strumenti per una nuova sostenibilità del sistema tutto quello che faremo porterà a benefici di basso respiro. Noi non accetteremo che il tema degli stipendi diventi lo specchietto per le allodole per non parlare dei problemi veri del calcio, anche perché ricordo che molti contratti attuali sono stati fatti a settembre o a ottobre».

PAGAMENTI – «A fine ottobre è emerso che più della metà delle squadre di A, B e Lega Pro aveva già pagato le mensilità di settembre. È da questi imprenditori che dobbiamo ripartire. Il problema c’è, ma non è giusto strumentalizzare gli stipendi più del dovuto. Passata questa stagione dovremo capire chi potrà permettersi di fare calcio e chi no. Se non garantiremo una migliore ridistribuzione delle risorse all’interno del sistema e penso in particolare ai diritti tv il futuro sarà preoccupante».