Ekdal racconta: «Ho sempre voglia di vincere. Col Torino un episodio»

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© foto Mg Genova 22/09/2018 - campionato di calcio serie A / Sampdoria-Inter / foto Matteo Gribaudi/Image nella foto: Albin Ekdal

Ekdal si racconta: «Da giovane facevo più festa, ora sono concentrato sul calcio. Samp? Sto bene e ho sempre voglia di vincere»

Il suo arrivo a Genova, accompagnato da un po’ di scetticismo da parte di una frangia della tifoseria, è stato necessario per colmare il vuoto in regia lasciato da Lucas Torreira. Albin Ekdal, pur non essendo un centrocampista classico d’impostazione, se l’è cavata più che bene in queste prime partite con la maglia della Sampdoria, conquistando l’approvazione degli stessi tifosi e del tecnico Marco Giampaolo, che lo aveva avuto a Cagliari quasi 10 anni fa: «Da allora sono un po’ cambiato. Come uomo adesso conduco una vita più tranquilla. Non sono sempre in giro, ho una moglie, una figlia appena nata. Sono concentrato sul calcio. A quei tempi là – ammette il centrocampista della Sampdoria ai taccuini de Il Secolo XIX – ero più giovane e facevo più festa. Come calciatore sono cresciuto, ma non ho finito. Ogni allenamento è importante, ho sempre più voglia di vincere. Gli avversari? Sì, è vero, hanno imparato a conoscere il nostro gioco e quindi mi marcano con particolare attenzione. Complicandoci un po’ le cose. Ma se io sono marcato da più di un avversario, c’è più spazio per un mio compagno».

La carriera dello svedese prometteva forse anche più di quanto non abbia poi raccolto il classe ’89, ma Ekdal non sembra dar peso alla cosa: «Sicuramente quando giochi nella Juve punti a restare a quei livelli. Scudetti, Champions… Io però poi ho militato sempre in due campionati prestigiosi, serie A e Bundesliga. Poteva andarmi meglio, poteva andarmi peggio. Vivo il momento. Adesso sono nella Samp e sto bene. Non ho rimpianti. Già da ragazzo avevo capito come funziona, la Juve ingaggia tanti ragazzi promettenti. E per uno che ce la fa, venti no. Io sono ancora in A. È il mio ottavo campionato di A. Un campionato molto esigente e difficile. Se ho resistito così tanto, significa che sono rimasto “vivo” e in gamba per tutto questo tempo. Calcisticamente ho le conoscenze tattiche di un italiano. E la mentalità di squadra, il sacrificio per il bene collettivo, la cura del dettaglio, l’ho imparato in Italia. Sconfitta con il Torino? Giochiamo un calcio bellissimo, è stato solo un episodio».

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