Ferrero: «Alla Samp prendo calci nel culo. L’inno? Vi spiego»

ferrero sampdoria
© foto www.imagephotoagency.it

Il presidente della Sampdoria si racconta a tutto tondo: dalle critiche per qualche frase sgradita ai chiarimenti sulla sua posizione in società

«Mi aspetto tanto dal calcio, invece nella Sampdoria prendo dei bei calci in culo che non mi merito. Il resto sono grandi soddisfazioni, perché oggi il presidente Ferrero è andato dal notaio e ha pagato i nuovi uffici di casa Samp. Dal calcio mi aspettavo delle cose belle perché chi semina cacca raccoglie sterco, chi semina sorrisi raccoglie felicità e io sono un uomo che semina sorrisi». Esordisce così Massimo Ferrero ai microfoni di Telenord. Il presidente della Sampdoria parla a tutto tondo della sua esperienza ai vertici della società blucerchiata: «La Sampdoria per me non ha prezzo. I soldi sono come un tram, girano, non sono mai nostri. Io non sono attaccato ai soldi, per me non ha valore, può valere anche un miliardo. Cerco visibilità? Ma chi se ne frega. Prima di venire qui non faceva l’idraulico, io ho vinto il David di Donatello, Orso d’Oro e Orso d’Argento coi miei film. Ovviamente il calcio ti espone molto di più, ma la gente si deve documentare. Lo stipendio? Le aziende hanno un amministratore delegato, un direttore generale. Alla Sampdoria ricopro queste figure, senza teste di legno, perché io sono io e ci metto la faccia, nel bene e nel male. Se c’è bisogno, aggiusto pure i fornelli. È la mia azienda, prendo un regolare stipendio. Non prendo neanche l’aereo, ma la macchina per far risparmiare la Sampdoria. Sono un cittadino senza comfort, prendo uno stipendio basso e adeguato. Non sto a casa, vado pure a Milano per fare il calciomercato. Lavoro, ecco cosa faccio. Se avessi preso tre persone, avrei speso molto di più».

Le critiche non riguardano solamente la sua funzione all’interno della società, ma anche alcune frasi ritenute sgradevoli dall’ambiente doriano. La prima, sull’inno, macchiò l’esordio di Ferrero al timone della Sampdoria: «L’inno è meraviglioso. Io non volevo cambiare l’inno, io volevo aggiungere, rimodernare e andare avanti col tempo perché molte persone rimangono negli anni Settanta. Nessuno si permetterà mai di modificare Lettera da Amsterdam, anche se è un po’ triste. E per questa cosa sono stato preso di mira. Prima della partita ci vogliono canzoni che creino atmosfera, che diano vita come negli stadi in America. Lo stadio dev’essere un’arena, infatti rifarò l’impianto audio dello stadio che è un po’ vecchiotto. Il Ferraris è uno degli stadi più belli d’Italia, ma va ristrutturato: metteremo dentro dei bar, nuovi addetti alla sicurezza e ricostruiremo i bagni. I tifosi sampdoriani sono meravigliosi, speciali, i migliori del mondo. Non sono razzisti, ma persone perbene che non smettono di battere i tamburi nemmeno quando perdono 3-0. Poi ci sono quattro scappati di casa che vanno a dare fastidio al tifo, non amano la squadra e mi hanno sfondato tirandomi la roba in faccia quando sono sceso in campo per dire di smetterla con i buu. Non so cosa abbiano contro di me, io sono schietto e voglio bene a tutti. Non devo far pace con nessuno perché non ho litigato con nessuno. Ovunque vado mi amano, perché a Genova ce l’hanno con me?».