Gasbarroni: «Se penso a Genova dico Sampdoria: spero vinca il derby»

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Poteva essere il più forte e qualcuno non si capacita ancora di come non sia mai riuscito a esprimersi ai massimi livelli. Andrea Gasbarroni, croce e delizia della Serie A primi anni 2000, una vita con la valigia sempre in mano: dalla Juve al Varese, quindi Genova con la maglia della Sampdoria: le tre esperienze in blucerchiato forse le pagine più belle della sua carriera. In mezzo il Palermo, poi il Genoa, stagione non fortunatissima, quindi Parma, Torino e Monza. Oggi il fantasista gioca in Lega Pro, al Giana Erminio, a Gorgonzola, con la voglia di divertirsi di un ragazzino. Quel ragazzino che nella stagione 2002/2003 giocò il suo primo derby con la maglia della Sampdoria: prima in Coppa Italia, il secondo quello di andata in campionato nell’anno della tripletta blucerchiata.

Andrea, il Genoa giocherà con la testa libera mentre la Sampdoria deve ancora salvarsi matematicamente. Saranno le motivazioni a farla da padrona?
«Sì, hai detto bene. Penso che ormai il Genoa sia salvo, alla Sampdoria non manca molto. Deve fare un punto per la matematica ma anche le altre dovrebbero vincere. Al di là dei calcoli mi aspetto una partita particolare, dove uno entra in campo per vincere: pochi calcoli».

Per altro tu di derby ne sai qualcosa: due da titolare nell’anno dei tre derby vinti. Che ricordo hai di quelle partite?
«Me li ricordo bene entrambi, quello di campionato e prima quello di Coppa Italia. Emozioni incredibili, vincere un derby è sempre un’emozione grandissima. Ero molto giovane poi, molto bello».

Domenica nel derby tra le fila della Sampdoria ci saranno tanti esordienti, tante facce nuove, come sei stato tu. Hai qualche consiglio da dare loro?
«Consigli nessuno. È un’atmosfera particolare, lo stadio bellissimo. Io ho avuto i brividi per 10 minuti, anche quando è iniziata la partita. Posso dire di godersi lo spettacolo sugli spalti che non mancherà. Ci ho messo un pochino a capire quello che stava succedendo, poi però iniziando a giocare è passato tutto. Per me personalmente non ci sono mai stati grossi problemi, ricordo bene le coreografie bellissime».

Te la senti di fare un pronostico?
«Ahia, è difficile. Non so proprio, faccio il banale e dico pareggio. Poi dici una cosa e passi per gufo (ride). Che vinca il migliore insomma, poi a dirla tutta spero che vinca la Sampdoria».

Che cosa ti è rimasto invece della tua esperienza al Genoa?
«Genova è una città alla quale sono molto legato, ma i ricordi migliori ce li ho alla Sampdoria. Al Genoa sono stato molto poco, è stata un’esperienza positiva perché ero in una squadra fortissima, c’erano Milito e Thiago Motta per dirne due. Era una squadra forte, però i miei ricordi di Genova sono legati alla Sampdoria, inutile negarlo. Poi il mio mestiere è giocare a pallone, ma se penso a Genova penso subito alla Sampdoria».

In chiusura: per le genovesi due campionati poveri di soddisfazioni. Dovranno abituarsi a questa dimensione i tifosi o ci sarà modo in futuro i tornare a vedere la Genova calcistica in ben altre posizioni di classifica?
«Un po’ tutte le squadre affrontano momenti di difficoltà. Togliendo la Juventus he fa un campionato a sé, la situazione nel campionato italiano è molto difficile. Però voglio essere fiducioso e augurarmi che tornino i tempi di quando ho giocato con la Sampdoria e con il Genoa e che possano anche migliorare. Sono fiducioso, ma adesso è un periodo di difficoltà evidente, spero il campionato italiano torni a essere di primissima fascia per il bene delle due squadre genovesi e della Nazionale».

Un nuovo Leicester magari proprio a Genova?
«Magari! Sarebbe bellissimo, non bello. In Italia se vogliamo forse la Sampdoria del ’91, ma in realtà aveva uno squadrone. Mamma mia, ero piccolino ma ricordo, non era esattamente così in effetti. Speriamo ci possa essere un Leicester in Italia».

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