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Giampaolo: «Dieci anni con la Sampdoria. Scudetto Inter? Dovrebbe suicidarsi il Milan»

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Marco Giampaolo, tecnico della Sampdoria, ha fatto il punto sul club blucerchiato. Le parole sull’Inter e sulla corsa scudetto

Marco Giampaolo, tecnico della Sampdoria, ha fatto il punto sul suo legame con il club blucerchiato e sulla sua voglia di restare. Le parole sull’Inter e sulla corsa scudetto a Il Secolo XIX.

DESTINO GENOA«Il Genoa è un po’ il mio destino. Contro il Genoa ho smesso di fare calciatore, grazie al Genoa ho cominciato a allenare in A nell’Ascoli ora con il Genoa, in un derby vinto, sono arrivato a quota 100».

CENTO«100 vittorie per me significano 100 domeniche serene. La maggior parte nella Samp perché qui ho allenato le squadre più forti. Quante sconfitte? 152? Domeniche di m….a. Sedici anni di A ne valgono il triplo. Poi ci sono gli immortali, quelli che hanno allenato per 30 anni, penso a Ranieri».

DIECI ANNI ALLA SAMPDORIA«Sì. Se riesci a programmare i giusti ricambi, sì. Altrimenti rischi l’assuefazione. Devi essere bravo a rinnovare sempre, a riportare sempre entusiasmo. Anche con l’ambiente. Quando stabilisci delle fiducie, penso poi non sia un problema. Lo è semmai l’avere la prontezza e la capacità di dare ogni anno una tinteggiata ai muri, fare trovare un attrezzo in pi ù in palestra… Le motivazioni e le passioni fanno la differenza. Se ti confondi nella routine, è finita».

ARBITRO SCUDETTO«Sì, ma l’arbitro vero è il Milan. Più di Sampdoria e Sassuolo. Giocando alla stessa ora e con due punti di differenza è tutto amplificato mediaticamente. Ma lo scudetto del Milan non può dipendere dalla Samp. Ha due risultati utili, ho seri dubbi che possa perdere a Sassuolo, solo per le motivazioni in campo. Si dovrebbe suicidare».

PRIME VITTORIE NEI RICORDI «Con l’Ascoli contro la Roma di Spalletti in serie positiva da 14 turni. Con la Samp contro la Juventus, il 3-0 al Napoli con il tacco di Quagliarella. E il 2-0 al Milan. Nei giorni scorsi per preparare una contrapposizione i miei collaboratori Spalla e Micarelli me l’hanno fatto rivedere. Spettacolo puro. Padroni del gioco. Libidine».

SPETTACOLO IN CAMPO«Vado alla partita per vedere anche esteticamente uno spettacolo apprezzabile. Se vedo solo guerriglie, uno contro uno, non pago il biglietto. Non mi sono mai rimproverato niente, in qualche circostanza potevo magari non forzare il volere ribadire una mentalità di dominio. Ma se predichi dei concetti non li puoi cambiare in base al risultato. E non mi sono snaturato nemmeno in queste ultime settimane, il mio percorso va valutato a seconda dei momenti. E delle caratteristiche dei calciatori. Ma non è il modulo che determina il risultato, è sempre la qualità. Il 5-4-1 è stata la naturale conseguenza di un percorso. Ma lo avevo già fatto in passato, a Treviso tanti anni fa. Per me “contro natura” è ricorrere alla palla lunga. Gli attacchi alla profondità visti con la Fiorentina erano preparati».

PROSSIMA SAMPDORIA«Non lo so. Dipenderà dai giocatori che ci saranno… tendenzialmente una difesa a 4, sicuramente non marcature e riferimenti sull’uomo. Ma più che le due ali o le due punte, è fondamentale avere idee chiare su calciatori che hai e quelli che dovresti prendere. Se giochi come adesso dove metti Gabbiadini, se hai anche Caputo e Quagliarella? All’Ala Ma ne ha le caratteristiche? Forse sì o forse no e allora già non gioco più così. Non è che le squadre le costruisci per ipotesi, a seconda del risultato. Non mi invento niente. Sono un talebano sì, ma con criterio».

PAURA DI TANTI GIOVANI «Se troviamo quattro giocatori come Sabiri, bravi che vanno fatti crescere. Anzi mi diverto. Mi spaventano i calciatori non bravi. Dieci calciatori motivati che possono diventare Salah. Ho avuto la fortuna qui alla Samp in quegli anni di avere a disposizione giovani forti. Mi piace rischiare su un giovane dietro il quale vedo che c’è stoffa. Torreira, Andersen, Skriniar, Schick. È importante lo scouting. Recentemente nella Samp non sono stati fatti investimenti su giovani. L’ltimo, Damsgaard. Devo guardare la Primavera. Ci sono Trimboli e Yepes, li sto seguendo, ma devo ancora capire».

ESSERE UN PROBLEMA PER LA SAMPDORIA – «Considero la Samp come qualcosa di mio, ma affettivamente non in maniera autoritaria, comando io, mi ha dato molto, fatto vincere partite importanti. Non l’ho mai considerata un “mezzo per” ma un punto d’arrivo. Certo sono stato, sono e sarò criticato, ci sta. Ma ho la capacità di isolarmi. Non leggo, non sono social, non guardo la tv. Per restare sereno, per non perdere spontaneità davanti a nessun interlocutore, che magari la sera prima ha parlato male di me. Non sono mai stato condizionato da nessuna critica. Non ho mai pensato di essere sopportato, ma solo a lavorare e farò sempre così. Quando sono andato via il destino ha voluto che non le giocassi mai contro. A Torino avevo il Covid».

DA FERRERO A LANNA«Quando sono tornato conoscevo gran parte dei calciatori e degli staff. Non conoscevo solo Lanna e Faggiano. Non ho avuto difficoltà a interloquire con nessuno. Anche perché la mia priorità è stata la squadra, la mia credibilità il lavoro. Anche in passato avevamo Ferrero, Pradè, Osti, Pecini, Romei, Sabatini, non siamo mai stati snelli da questo punto di vista ma abbiamo sempre trovato un equilibrio».

EUROPA«Un anno con la Samp ci ho creduto, per conoscenze e qualità della squadra. È una sensazione che non puoi teorizzare ma devi toccare con mano. La Samp per blasone, tifoseria, senso di appartenenza puà tornare in Europa. Il Ferraris è il classico stadio da coppe, anche strutturalmente. Ora la Samp ha altre cose da risolvere, ma fa parte di quelle società che hanno una storia e che prima o poi ci ritorneranno».

ADDIO AL CALCIO – «Non mi vedo come Zeman, smetto prima. Nei mesi che non alleno, mi abituo a stare a casa. Non mi manca il campo, non mi sfondo di partite in tv. Ma ho la capacità di riuscire in un attimo a stravolgere le mie abitudini e tornare a essere sorprendentemente competitivo e carnale. Il giorno prima sono in pantofole, il giorno dopo mi metto la tuta e sono armato. Torno Highlander. Quando non ci riuscirò più, smetterò. Sapete cosa mi spaventa? Che non lo saprò prima».