Giampaolo, parla il fratello: «Torreira da big. Così lo ha scoperto»

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© foto Valentina Martini

Federico Giampaolo descrive Torreira: «Può diventare più forte di Verratti e giocare in qualsiasi big. Nazionale? Arriverà»

Giampaolo nel destino: queste sono forse le parole che meglio riassumono l’arrivo prima e l’esplosione poi di Lucas Torreira in Italia. Sì, perché il giovane centrocampista uruguagio ha trovato, in entrambi i momenti, un Giampaolo a guidarlo. Se non ci sono dubbi sul Giampaolo che lo ha messo in condizione di fare il definitivo salto di qualità alla Sampdoria, meno conosciuto ma non meno importante per il classe ’96 è stato il “primo” Giampaolo, Federico, fratello di Marco. Federico Giampaolo, all’epoca dell’arrivo nel Belpaese del talento di Fray Bentos, era l’allenatore della Primavera del Pescara, squadra che aveva tesserato il centrocampista: «Arrivò giovanissimo. Diciassette anni appena, ma aveva già benissimo in mente dove voleva arrivare. Personalità da vendere, buonissima tecnica. Bravo in tutte le due fasi, mentalmente fortissimo. Di un’umiltà straordinaria, anche un po’ timido, ma era normale: Lucas arrivava dall’altra parte del mondo, non capiva nemmeno la nostra lingua. Era un ‘piccoletto’, sempre col suo Mate. E all’inizio un po’ tutti ci siamo chiesti se la sua statura potesse rappresentare un problema. Ma rispetto ai ragazzi della sua età era due passi avanti, soprattutto a livello di testa».

Torreira sta stupendo giocando davanti alla difesa, ma il suo ruolo, nel 2013, era quello di trequartista: «In Uruguay – afferma Federico Giampaolo ai microfoni di gianlucadimarzio.com – giocava anche seconda punta: ottima tecnica, grande dribbling. Quel ruolo aveva dimostrato di poterlo fare bene. A rimanerne stregato in tempi non sospetti fu mio fratello. Marco era venuto a vedere una partita della Primavera a Pescara e mi disse: “Ma chi è quel ragazzino? È bravo tecnicamente, sa giocare”. Umile, disponibile e silenzioso. Parlava poco, lasciava fosse il campo a parlare per lui: un giocatore dalla mentalità “vecchio stampo”, si vedeva che arrivava dalla strada. Qualche anno dopo mio fratello se lo trovò a Genova: Marco la ha migliorato e perfezionato. Da play è migliorato tantissimo, vede prima la giocata, fa tutte e due le fasi e per il ruolo che ricopre è fondamentale. Lo trovi sempre al posto giusto nel momento giusto, tatticamente è intelligentissimo. In molti lo hanno paragonato a Verratti, ma secondo me può diventare anche più forte, si vede che la squadra si appoggia a lui, ormai è un punto di riferimento: è superlativo. La sua vera forza è la testa. Ha fame, è uno che vuole arrivare, ha un obiettivo da raggiungere e ci sta riuscendo. Penso possa far bene in qualsiasi grande squadra: Italia, Spagna, Inghilterra. In ognuno di questi campionati può dire la sua, lo sta dimostrando sul campo. La Nazionale? Se continua così, arriverà sicuramente».