Il commento tecnico: Stavolta è girata bene

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I quaranta punti sono arrivati e, così, anche la virtuale salvezza. Una vittoria incredibile quella di ieri contro la Lazio dell’ex Simone Inzaghi. I biancocelesti avrebbero meritato, probabilmente, la vittoria soprattutto considerando le numerose occasioni non concretizzate avute nel primo tempo. La Sampdoria ha avuto il merito di non mollare la presa, aiutata questa volta dalla buona sorte e da un Viviano strepitoso. La prestazione dei ragazzi di Montella è stata estremamente negativa nel primo tempo. Sono rimasto di sasso nel vedere come non ci fosse la minima quadratura difensiva nel fronteggiare il gioco della Lazio. La prima cosa che si deve pensare quando si affronta una squadra come quella biancoceleste, schierata col 4-3-3 con esterni difensivi mobili, è quella di sistemare la fase difensiva sulle fasce. Attenzione agli uno contro uno, ai ribaltamenti di lato e alle sovrapposizioni. Inoltre vanno studiate le caratteristiche degli interpreti e va aggiustato il posizionamento difensivo nei confronti di quest’ultimi. Scegliere dunque se aspettare o affrontare, se mandare a sinistra o a destra l’eventuale cross o dribbling, se raddoppiare o concedere il traversone per poi andarsela a giocare di testa in anticipo. Ieri nel primo tempo sembrava che la Samp non avesse minimamente preparato la partita. Sulle fasce laterali la Lazio è andata dentro sempre, sempre, sempre. Gli errori incredibili sottoporta e la bravura di Viviano hanno permesso al Doria di non crollare. Perchè se la prima frazione fosse finita 3-1 per la Lazio non ci sarebbe stato nulla da dire. Le uniche note positive, per continuità, della gara sono state le prestazioni di Fernando, benissimo anche da mezzala, e Diakitè, sintonizzato sulla frequenza giusta nell’interpretazione della partita. 
Complessivamente il reparto che ha funzionato meglio, in fase di interdizione, è stato il centrocampo che, al contrario, ha fatto abbastanza male dal punto di vista tecnico con Barreto spesso in grande difficoltà nel disimpegno. Le assenze di Alvarez e di Soriano, ottimo nel suo ingresso nell’ultima parte di gara, hanno tolto sicuramente qualità alla manovra ma questo era da mettere in preventivo. Quello che è mancato, soprattutto nel primo tempo, è stato l’equilibrio fra fase offensiva, discreta e continua, e difensiva, in totale affanno sulle corsie laterali. 
 
Nel secondo tempo le cose sono cambiate anche se la partita, decisamente più equilibrata, non è mai salita esponenzialmente dal punto di vista qualitativo. La Samp ha, però, dimostrato di volere il risultato a tutti i costi spingendosi, anche in maniera scriteriata (inaccettabile subire contropiede da calcio d’angolo), oltre le proprie possibilità per ottenere i tre punti della tranquillità. La Lazio, invece, è calata molto nella proposizione del suo gioco offensivo e nella determinazione negli ultimi venti metri. Questo è sicuramente l’aspetto che ha fatto la differenza ai fini del risultato finale. La fragilità emotiva del Doria in alcuni momenti di difficoltà desta ancora molta preoccupazione, soprattutto considerando le possibilità tecnico tattiche dei calciatori e dello staff tecnico. Quello che è stato ottenuto ieri e contro il Sassuolo è, comunque, frutto di una base qualitativa e caratteriale di spessore, presente all’interno della squadra. Questo fa aumentare di molto la rabbia per aver fatto un campionato nettamente al di sotto delle proprie potenzialità. Ieri la Sampdoria ha vinto più col temperamento che con la prestazione. Hanno vinto le motivazioni interiori, aiutate da una cospicua dose di fortuna, quella mancata, ad esempio, contro il Milan una settimana fa. La pratica salvezza, dunque, può dirsi archiviata anche se per la matematica occorrerà pazientare ancora un po’. L’obbiettivo diventa, ora, concludere questa bruttissima stagione nel miglior modo possibile. Staremo a vedere, tutti, finalmente, con tranquillità.