Il commento tecnico: Troppi tocchi, poche idee e una difesa colabrodo

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La Sampdoria in questo periodo non riesce a vincere nemmeno per sbaglio. Quello che è successo ieri sera contro il Torino è qualcosa di difficilmente spiegabile, sia dal punto di vista concretamente tecnico sia da quello squisitamente cabalistico. Prendere un gol così, a un niente dalla fine, e gettare all’aria tre punti immeritatissimi annebbia di molto la razionalità di ogni tifoso. Tralasciando la pila di retorica che si potrebbe fare sul momento negativo della compagine blucerchiata, meglio proiettarsi, riprendendo il titolo dell’articolo, sugli elementi, secondo me, più pertinenti da analizzare riguardo la partita di ieri e, più in generale, sul ciclo di non vittorie degli ultimi tre mesi. 

 

Primo aspetto: i tocchi sul pallone. Un sintomo evidente di una squadra decisamente non in salute è da ricercarsi nel numero di tocchi che ogni singolo giocatore fa sul pallone prima di poterlo giocare al compagno. Di norma questi devono essere due: controllo della sfera e giocata. Questo implica che il compagno che riceve sia a una distanza giusta e che la fluidità di manovra si stia sviluppando. I due tocchi sono sempre accompagnati da concentrazione massima, automatismi mentali, determinazione nel prendere delle decisoni e idee chiare, sia di squadra che individualmente. Ieri ho visto la Sampdoria toccare il pallone, soprattutto in fase di costruzione gioco, un numero esagerato (e inutile) di volte prima di prendere una decisione, spesso sbagliata e sconclusionata. Troppi tocchi, errori banali, palloni persi e un terribile senso di approssimazione e sfiducia. Una incertezza che ha imperversato per tutta la partita. Vero che a centrocampo c’erano due giocatori di qualità modesta, Palombo e Ivan (il migliore in campo). Vero che le assenze e le dinamiche di mercato non possono che aver rallentato e complicato questo tipo di processo di coesione tecnico-tattica. Altrettanto vero che i giocatori di qualità anche ieri hanno latitato e, sfortunatamente per gli infortuni di Sala e Diakitè, non sono stati rimpiazzati a dovere. Ieri si è vista poca, pochissima qualità nelle giocate, soprattutto sul nascere delle azioni e sulla gestione del pallone in generale.

 

Il secondo aspetto riguarda le idee di gioco: poche, confuse e senza totale aderenza alle caratteristiche psicofisiche dei giocatori. La Samp ha dimostrato anche ieri di non saper fare possesso palla in maniera dinamica, anzi, se proprio vogliamo essere sinceri, non ha dimostrato di saperlo fare in senso assoluto. C’è troppa poca qualità per fare un calcio di quel tipo. Per contro bisogna dire che la rosa a disposizione di Montella non è nemmeno così scarsa dal punto di vista tecnico da giocare tutti dietro la linea della palla e fare un catenaccio vecchia maniera, cosa che in alcuni casi servirebbe se solo la fase difensiva fosse accettabile. Ieri, inoltre,  si sono visti errori tecnici pazzeschi. Basti pensare alla quantità di lisci, scivolamenti e passaggi sbagliati che sono stati fatti durante la gara. La Samp in sostanza non è stata né carne né pesce. Troppa poca qualità per poterla giocare, troppa approssimazione per poter fare densità e difendersi. L’esempio più calzante è, secondo me, Dodò. L’esterno brasiliano ieri ha fatto alcuni errori da Terza categoria, sia in impostazione che in copertura difensiva. Lo stesso giocatore che ne ha combinate di tutti i colori sia a Bologna che ieri ha però, in entrambe le partite, sfornato due assist pazzeschi corrispondenti a due reti blucerchiate (Correa a Bologna, ieri Muriel). E’ un pò la rappresentazione del volere e non potere, un ibrido non ancora sviluppato che vive di estemporaneità. Estemporanei come i gol di Muriel, fantasma fino a quel momento, e di Soriano, anche lui sottotono rispetto alle sue qualità. 

 

Il terzo, e ultimo aspetto, è la fase difensiva: pessima oltre ogni misura. Ieri il Torino mi è sembrato talmente opaco sotto molti punti di vista che vederlo segnare due reti con questa facilità mi ha fatto pensare che, al momento, non ci sia una cura per le amnesie difensive della Sampdoria. Sia individualmente, sia come squadra il Doria è a dir poco scandaloso nella fase difensiva. Diagonali, marcature, impostazione, posizionamenti: non funziona nulla. Addirittura ieri ho visto alcuni giocatori far fatica a rinviare fuori dal campo il pallone sotto pressione. E’ sintomatico il fatto che non si sia trovata ancora una minima quadra negli uomini e nelle scelte difensive all’interno di una partita. Non voglio soffermarmi sui singoli altrimenti aprirei un capitolo, al momento, troppo complesso e di interesse relativo. 

 

Ieri la Sampdoria non meritava assolutamente di vincere. Poteva farlo e sarebbe stato fondamentale. Il Doria in questo momento fatica anche a gestire il più piccolo imprevisto, figuriamoci ad assorbire tutte le questioni emerse in questi mesi, dal mercato al cambio di allenatore. Il pareggio di ieri equivale, per come è arrivato, a una pesante sconfitta. Risollevare le sorti tecniche di questo gruppo di ragazzi potrebbe essere la sfida più importante e difficile della carriera di Montella. Deve, anche lui, dimostrarsi all’altezza di questa situazione perchè ora ci è dentro fino al collo e ne è responsabile assieme ai calciatori e alla società. Il lavoro da fare, insomma, non manca.