Invertire la marcia, subito

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Non ci sono scuse che tengano, purtroppo, dopo il pareggio col Pescara. Una squadra che rispetto, una squadra che ammiro per come sia stata messa in campo da Massimo Oddo, ma che comunque esprime un concetto chiaro, che è quello di una compagine che deve lottare per non retrocedere, con una rosa che contiene, tra i titolari, molte seconde linee di altre squadre della categoria. Basti pensare ad Andrea Coda e Michele Fornasier, due giocatori non ritenuti da Sampdoria negli scorsi anni, ma che intanto sono riusciti a mettere in scacco la squadra di Giampaolo.

Non ci sono scuse che tengano perché se non fosse stato per l’ennesimo rigore parato da Viviano in maglia blucerchiata, staremmo parlando di tutt’altra partita, condizionata innanzitutto da una poco chiara condizione di Sala: adattato, sì, al ruolo di terzino, ma in ogni caso impossibile a dare sicurezza sulla fascia di competenza. Oltre al rigore, al gol concesso a Campagnaro, ci sono anche svariati cross mal calibrati verso l’area di rigore avversaria, tutto a condire una prestazione realmente opaca: è nitido, invece, che forse il tecnico dovrebbe ragionare a qualcosa di diverso, a una formazione diversa. D’altronde è questo il vero limite di Giampaolo: il non saper mescolare le carte in tavola, l’essersi fossilizzato su un undici titolare e tenere sempre quello. Se Bruno Fernandes continua a vedersi preferire Alvarez, la stessa storia vale per Praet, costosissimo trequartista che scalpita, ma non trova le praterie necessarie per esprimersi. Il concetto si amplifica se si pensa al portoghese, autore di due gol spettacolari con Cagliari e Palermo, con quest’ultimo anche fondamentale per il pareggio: un numero 10 tenuto in panchina per dare spazio ad altri interpreti. 

L’unico che riesce a emergere in questo marasma sembra essere proprio Torreira, un prodotto di Oddo quasi, che giganteggia sempre in mezzo al campo disegnando geometrie e limando le diagonali. Però non basta, perché l’attacco nel mentre soffre: soffre la presenza di un Quagliarella che da inizio stagione non trova la quadra giusta per entrare al meglio nel cuore del match, non riesce a essere incisivo come gli si chiederebbe di fare, e la presenza di un Budimir, che alla sua prima presenza in Serie A da titolare non sfigura, ma non eccelle. Sono storie che non trovano soluzioni, purtroppo, perché la Sampdoria, a conti fatti, ha sbagliato nuovamente il suo mercato estivo. Lo ha sbagliato perché ha ridotto i difensori a proprio favore e l’infortunio di Pavlovic ha rimesso in discussione tutta la retroguardia; lo ha sbagliato perché gli attaccanti al momento sono quattro, ma tre di loro hanno dimenticato come si segna e il quarto non entra mai a toccare il campo. 

Possiamo stare qui a dirne tantissime, a sottolineare tutti i problemi che ha la Sampdoria in questo momento, ma resterà chiaro il concetto che così non si riuscirà ad andare molto lontano. Ora la testa va al derby, una sfida che vale lo Scudetto della città, con il Grifone che si presenterà già senza Juric, autore fino a ora di una cavalcata più che lodevole con una squadra per l’ennesima volta rivoltata come un calzino, ma che è riuscita a esprimersi quanto bastava per macinare punti e risultati. La testa va a quel derby che sembra essere decisivo per Giampaolo, che dovrà tornare alla vittoria per riacquisire sicurezza e stima da parte di tutti: la sfuriata di Ferrero, d’altronde, è sotto gli occhi di tutti ed è condivisibile, nonostante egli stesso sia in parte fautore di quanto accaduto, dato che le decisioni gli appartengono. In superiorità numerica contro il Pescara non si può assolutamente pareggiare per un gol offerto da un avversario e perché il proprio portiere ha deciso di fare gli straordinari parando un rigore. Non con questo organico, non con questa squadra, non con un allenatore che ci aveva mostrato ben altre cose nelle prime settimane e che era riuscito a far giocare al calcio il Doria, cosa che non accadeva da tempo. Che cambino gli interpreti, che il tecnico inizi a ragionare sulle alternative e che ci si metta in testa che il campo va divorato con le suole delle scarpe: il derby non è una passeggiata, non contro questo Genoa, e il campionato non può essere compromesso già a ottobre.

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