Lucchini si confessa: «La Sampdoria il più grande sogno della mia vita»

Lucchini Sampdoria
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L’ex difensore della Sampdoria ripercorre i quattro anni in blucerchiato ai microfoni di Samp TV: «Non avrei mai lasciato Genova, questo il mio unico rammarico»

Quattro anni che non si dimenticano. Quattro anni di desideri e sogni, di realtà e gioia. Si può riassumere così l’avventura di Stefano Lucchini in blucerchiato: «La Sampdoria ha rappresentato il punto più alto della mi carriera, ha coinciso con i sogni più grandi della mia vita. Giocare l’Europa e i preliminari di Champions League, essere convocato in Nazionale. La trattativa per arrivare è stata particolare: a febbraio avevo trovato l’accordo con l’Atalanta, in un attimo è arrivata una proposta dai blucerchiati che non ho potuto rifiutare per il fascino di cui mi parlava sempre Borea a Terni, malgrado il contratto fosse più corto di quello offerto dai nerazzurri. Non mi sono fatto sfuggire quest’occasione. Sono arrivato il 4 luglio, mio figlio è nato tre giorni dopo e questi quattro anni non potevano iniziare meglio. Il mio unico  rammarico è non aver regalato a questa gente ciò che meritava, mi dispiace essere dipinto come quello che lasciava la barca mentre stava affondando. Il mio desiderio non era di andare via, ma i tifosi hanno capito che sarei rimasto volentieri».

L’apprezzamento dei suoi allenatori segue una parabola discendente: «Da Mazzarri ho ricevuto grande fiducia, siamo arrivati in finale di Coppa Italia e questo ci ha permesso di raggiungere grandi traguardi. Nell’anno di Delneri continuavamo a vincere e non ho trovato molto spazio perché non cambiava mai la formazione iniziale, fino alla partita con l’Inter quando il tecnico decise di sostituire alcuni elementi. La consapevolezza dei nostri mezzi ci faceva sentire imbattibili, non importava l’avversario. L’anti-doping ha ritardato il mio arrivo sul pullman scoperto per la festa, dopo l’ultima di campionato contro il Napoli: che serata, non avrei mai immaginato di trovare così tanta gente per noi. Purtroppo la mia avventura blucerchiata si è conclusa nel peggiore dei modi con quella terribile retrocessione. I fattori sono tanti: il problema di Cassano con il presidente Garrone, la cessione di Pazzini, la mancanza di rinforzi adeguati. Soprattutto la scelta dell’allenatore non azzeccata, con Cavasin ci è mancata l’umiltà e pensavamo di uscirne fuori facilmente. Le sue idee di gioco non ci permettevano di essere squadra», conclude Lucchini ai microfoni di Samp TV.