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Miccichè: «Le big devono trainare il sistema. In Lega non si sopravvive»

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L’ex presidente della Lega Serie A Gaetano Miccichè ha parlato dell’attuale situazione del calcio italiano. Le sue dichiarazioni

Gaetano Miccichè, ex presidente della Lega Serie A, ha parlato in una lunga intervista ai microfoni del Corriere della Sera.

RICORDI DELLA LEGA SERIE A – «Se ripenso a quel periodo della Lega serie A, il mio sentimento è ambivalente. Umanamente è stata una fase splendida della mia vita professionale: ho avuto l’opportunità di conoscere gruppi di lavoro, rappresentanti venti realtà territoriali differenti, ciascuna con la propria storia sportiva. Ho cercato di fornire il mio contributo in maniera onesta, partendo dalla consapevolezza maturata in cinquant’anni di carriera: nelle aziende ci sono comportamenti standard da seguire, avere bilanci in ordine, una governance chiara, deleghe definite. Ecco perché devo confessare che, oltre all’entusiasmo, l’esperienza mi ha procurato grande fatica. È un ambiente che manca totalmente di regole».

COME GUARIRE IL CALCIO – «Condivido il ragionamento di Gabriele Gravina sullo statuto e le maggioranze. Vedete, l’anomalia della Lega è che club con fatturati, stadi e seguito diversi fra loro hanno gli stessi diritti. Ma la responsabilità di vendere i diritti televisivi, far entrare o meno i fondi di private equity — strategia che peraltro approvo in pieno —, o riformare i campionati dovrebbe essere di esclusiva competenza delle big. Le regole fondamentali devono essere delegate alle società di maggiori dimensioni in modo tale da riconoscere un beneficio economico maggiore alle medie e piccole società. L’assemblea si dovrebbe riunire una volta l’anno e negli altri casi delegare al consiglio le altre decisioni».

NUOVO PRESIDENTE DI LEGA – «Non si sopravvive perché non vengono assegnati mandati chiari e non c’è un azionista di riferimento. Uscivo da ogni assemblea con un mal di testa violento: non era facile dirigere le riunioni tra presidenti che urlavano, altri che pensavano ai fatti propri e altri ancora che si scambiavano insulti. Però, se un sistema non funziona, chi lo rappresenta maggiormente e penso ai grandi club, ha più responsabilità degli altri».

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