Mustafi svela: «All’inizio non volevo venire alla Samp»

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Shkodran Mustafi racconta la sua storia con la Samp: «All’inizio non volevo venire, meno male che ho cambiato idea. Sarà sempre casa mia»

Shkodran Mustafi è stato uno dei principali beniamini dei tifosi della Sampdoria negli ultimi anni. Non solo perché, avendolo acquistato da sconosciuto nel gennaio 2012, ci si ritrovò poi in squadra un vero e proprio gioiellino; l’affetto dei tifosi è anche e soprattutto dovuto alle esternazioni continue di affetto, da parte del Campione del Mondo con la Germania, nei confronti del club che lo ha lanciato nel grande calcio. Anche da quando è andato all’Arsenal, l’ex Valencia non ha perso occasione per ringraziare la Samp, tanto che la scorsa settimana è riuscito anche a fare un salto al quartier generale della squadra doriana a Saint Albans, nel ritiro londinese. Si tratta insomma di una storia d’amore che non si è spenta, quella tra il difensore e i colori più belli del mondo: «È casa mia la Sampdoria, la considera ancora tale, ne parlavo pochi giorni fa con Torreira appena sbarcato all’Arsenal. Concordiamo sul fatto che in pochi altri club si riesce a stabilire un rapporto così familiare come alla Samp. Io, personalmente, non avrei fatto la stessa carriera né probabilmente avrei vinto il mondiale se non fossi stato alla Samp».

Eppure, racconta Mustafi, all’inizio rischiò di non arrivare a Genova perché non si convinceva del trasferimento in un club di Serie B: «Mio padre – e agente dello stesso giocatore, ndrsubito non voleva dirmi con quale club stava trattando perché temeva che io, che all’epoca volevano tornare in Germania, non volessi l’Italia. Mi disse “Non ti dico con chi sto trattando perché ho paura che dirai di no”. Poi me lo disse, era la Samp, ricordo che i primi giorni consultavo Google per vedere che club era, che storia aveva, che giocatori, tifosi. E vedendo la storia mi convinsi che non era un club italiano qualsiasi. Così dissi di sì ma poi mi venne un colpo quando scoprii che era sceso in Serie B l’anno prima. Mi lamentai con mio padre, non volevo più venire. Poi parlare con il ds Sensibile, che mi voleva, capii che c’era un progetto e mi convinsi. Meno male, è stata la mia fortuna, perché lì sono diventato il giocatore che sono. E non smetterò mai di ringraziare il Doria».

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