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Orlandi: «Un dispiacere l’addio alla Sampdoria. Toneatto? Che rissa»

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Orlandi, ex centrocampista della Sampdoria, racconta gli aneddoti sul suo periodo in blucerchiato: da Mantovani alla rissa con Toneatto

Maurizio Orlandi, ex centrocampista della Sampdoria, è tornato a parlare dei suoi anni in blucerchiato: da Mantovani a Bersellini e la lite (da mani addosso) con Toneatto. Le dichiarazioni al Secolo XIX.

MANTOVANI – «Un signore, un presidente fantastico… quasi tutti i giovedì cenavamo insieme, lui, io e Ferronin. Non l’avevo presa bene lasciare la Sampdoria, ma c’era una nuova dirigenza e aveva scelto di mandarci via in sei o sette»

EREDITA’ – «Mi è rimasto il tifo, vedo quasi tutte le partite. E soffro, come nella scorsa stagione. Tantissimi legami forti, come con Pinuccia Sardella. E con qualcuno dei miei vecchi compagni, Bresciani, Ferroni, Redeghieri. Una marea di ricordi di quel calcio là. Si doveva soffrire…».

RICORDI – «Belli e brutti, come i derby vinti e quelli persi. Da dove inizio… da quella volta che Bersellini ci ha tenuti in ritiro precampionato alla Margara per 50 giorni. Un campo da golf nel nulla. Lì vicino abitava un dirigente del Torino amico del terzino Fossati. La sera si andava là per mangiare due fette di salame, due pasticcini e bere un bicchiere di vino. Rientro alle 22. Una sera troviamo Bersellini, furibondo, pensava che fossimo andati in un nightclub poco distante: “Domani tornate a Genova”. Eravamo io, Fossati, Bedin e Zecchini. La mattina ci ripensa “restate ma solo se vinciamo a Piacenza in Coppa Italia e pagate la multa” 700 mila lire nel 1975»

ALLENATORI – «Giorgis, splendito. Perdiamo il derby, esonerato. Arriva Toneatto e restiamo basiti. Sembrava un contadino appena sceso dal trattore. Aveva un modo di esprimersi colorito. Con lui ho avuto una baruffa, mani addosso. Ma poi è nato un grande felling. Un aneddoto. Andiamo a Taranto in vagone letto, arrivo il sabato mattina. Tutti in albergo a riposare, ma alle 15 ci svegliano, Toneatto ci ha voluti portare in pullman a Martina Franca a vedere una fabbrica di ceramiche di non so chi… ci siamo ammutinati ma non c’è stato verso».

ALLENAMENTI – «A Recco sotto l’autostrada. Maglie di lana. E canotte. Il magazziniere me ne dà una infeltrita, mi arriva ll’ombelico. Non mi sta, gli dico. La riprende, “aspetta”. Va dietro a un armadietto e inizia a allungarla con le mani… Poi c’era il mitico factotum Giulio Garbaglia. Una volta al campo ci dice, “oggi niente allenamento”. arriva l’allenatore Riccomini e ci trova in borghese. E Garbaglia: “Ieri sera ho visto la finale di Coppa dei Campioni… questi qui non possono giocare al calcio. Li rimandi a casa”».

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