Papagni svela tutto: «Ecco come lavora lo scouting della Samp»

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© foto Wyscout

Il coordinatore dell’area scouting Papagni illustra le metodologie di lavoro della Sampdoria: «Vi spiego tutto»

Un mondo affascinante e allo stesso tempo troppo poco conosciuto, quello dello scouting nel calcio. Una branchia fondamentale per la Sampdoria, che basa la sua stabilità economica sulle plusvalenze generate proprio da giocatori prelevati a basso costo, cresciuti e rivenduti a decine di milioni di euro. Il coordinatore dell’area scouting blucerchiata Fabio Papagni ha rilasciato una lunga intervista a Wyscout svelando ogni aspetto del proprio lavoro: «Le linee guida e gli input ci vengono dati direttamente dalla direzione sportiva, da Sabatini e Osti. Sono sempre molto attenti e presenti in tutte le dinamiche di scouting, al corrente di tutto, cosa stiamo seguendo, dove andiamo, cosa vediamo. Con loro è aperto un confronto quotidiano su tutta l’attività. Io mi occupo di coordinare lo scouting per la prima squadra e per il settore giovanile, sia per la parte operativa e organizzativa, sia per la gestione dei flussi informativi, la reportistica. L’obiettivo finale è portare all’attenzione dei due direttori gli esiti del lavoro svolto, di modo che loro possano iniziare eventualmente una trattativa. Ogni due mesi teniamo un incontro con tutti gli osservatori alla presenza della direzione sportiva per confrontarci sul lavoro svolto».

«Abbiamo cinque osservatori in Europa – prosegue Papagni – che lavorano per la prima squadra e la fascia alta del settore giovanile. Tre di questi sono in Italia, due all’estero: uno in Serbia e l’altro in Croazia. Altri due scout internazionali si trovano in America Latina, uno in Argentina e uno in Brasile, ma ad esempio in questi giorni sono entrambi in Cile a seguire il Sudamericano Under 20. Da quest’anno siamo partiti con un altro progetto voluto da Osti, volto a intensificare la presenza sul territorio italiano a livello giovanile. Abbiamo ingaggiato 10 osservatori dal Veneto alla Sicilia, con competenza interregionale, per le fasce di età 2004-05, buon lavoro e buonissimi risultati a livello di conoscenza. Era qualcosa in cui eravamo un po’ carenti, avendo privilegiato dinamiche estere».

Diventare un talent scout in un club professionistico non è facile: «Stiamo parlando di scout professionisti, non di collaboratori come può capitare a volte. Professionisti veri, disponibili sette giorni su sette. Ciò significa molti sacrifici: viaggiano molto e raramente sono a casa. È molto impegnativo e richiede una grande passione per farlo al meglio. Ci vogliono competenza, curiosità, conoscenza, sensibilità al calcio, attenzione. Ci vuole la capacità di catturare le sfumature positive e negative di un giocatore, potendo giudicarlo indipendentemente dalla sua singola prestazione, la capacità di contestualizzarlo, capirne il potenziale e l’adattabilità al nostro tipo di calcio. Parlare di un giovane giocatore e cogliere il suo potenziale non è mai un compito facile. Ogni osservatore sviluppa la propria metodologia, nessuno dovrebbe discutere il suo giudizio. Penso che un buon osservatore debba fare una valutazione che sia un mix di dati oggettivi e soggettivi. Deve’essere bravo nel descrivere il giocatore, non solo nel guardarlo. Per me, un bravo osservatore è in grado di spiegare e far capire un giocatore con poche righe».

Una metodologia ormai consolidata negli anni, quella seguita dallo staff blucerchiato, ma implementata dall’ausilio della tecnologia: «Aiuta davvero – assicura Papagni – consente di avere un rapporto in diretta sul tuo smartphone su un giocatore che, ad esempio, ha appena giocato in Sud America. Ti consente di conoscere e valutare dati e statistiche, ma anche di sapere se un giocatore ha riportato infortuni negli ultimi tempi e, in tal caso, di appurare di quale tipo. La tecnologia ha dato un aiuto significativo per migliorare il nostro lavoro negli ultimi anni». Arrivano anche spunti da altre società: «È naturale guardarsi intorno e vedere come lavoravano in altre realtà. Lo abbiamo fatto e ci siamo resi conto che abbiamo fatto un buon lavoro. Non ci siamo ispirati a nessun club specifico, anche se vogliamo rimanere umili e vedere come stanno lavorando gli altri. Abbiamo sviluppato una nostra metodologia, in particolare per quanto riguarda il tipo di rapporto che facciamo su un giocatore. È un modello che abbiamo prodotto alcuni anni fa e che utilizziamo tutt’ora, perché pensiamo che funzioni. Analizza diversi aspetti di un giocatore: fisico, tattico, tecnico e comportamentale. Queste quattro caselle devono sempre essere riempite. Abbiamo una sezione più descrittiva, in cui lo scout descrive le sue impressioni sul giocatore e aggiunge considerazioni personali su di lui, in generale e in prospettiva. Quindi, ovviamente, dobbiamo esprimere un giudizio. Chiediamo ai nostri scout di assumersi la responsabilità di un giudizio finale: “da prendere” o “da non prendere”».

Quello ricoperto dagli osservatori è un ruolo chiave, soprattutto per club come la Sampdoria: «Danno un contributo molto importante a una squadra di calcio: è un ruolo importante, essenziale. Crediamo fortemente nello scouting e dobbiamo mettere i nostri osservatori nelle condizioni per lavorare al meglio, sia in fase preliminare che logistica. Loro devono essere bravi nel riportarci molti dati. Tutti si avvalgono di video, in particolare su Wyscout, tutti hanno accesso alla piattaforma e guardano partite su partite. Ognuno di loro ha un campionato da seguire e ogni volta che vedono un nuovo giocatore che gli piace, o che non gli piace, chiedo loro di studiarlo a fondo per avere un’idea più chiara delle sue caratteristiche. Guardiamo molti video e di recente abbiamo aggiunto una nuova procedura: una persona dedicata a Wyscout che produca video clip, un breve riassunto di 15-20 minuti in cui analizza un giocatore nelle sue caratteristiche principali. Tecnica, tattica, movimenti senza palla, fase offensiva e difensiva, comprensione del gioco. In pratica, tutto ciò che fa il calciatore sul campo. È molto utile per valutare un profilo, in particolare per il direttore sportivo, che viaggia molto con la squadra e ha tante cose da fare. Queste clip lo aiutano a farsi un’idea su un giocatore prima di decidere se continuare a lavorarci o meno».

Quando gli viene chiesto quali siano i principali step che si susseguono dalla scoperta di un giocatore al suo acquisto da parte della società, Papagni risponde così: «Dopo aver scovato un giocatore, dobbiamo valutarlo. Quando qualcuno viene considerato un profilo interessante, iniziamo a controllare diversi rapporti. Altre persone del nostro team viaggiano per valutarlo, il giocatore viene nuovamente valutato e osservato in video. Cerchiamo davvero di portare alla dirigenza sportiva un prodotto che per noi, in quanto scout, è stato completamente analizzato e considerato un profilo interessante per la Sampdoria. Dobbiamo sapere cosa stiamo cercando e di cosa abbiamo bisogno, anche in relazione alla tattica usata dall’allenatore, le caratteristiche e l’adattabilità al nostro campionato e, soprattutto, alla nostra squadra. Alla fine portiamo questi profili all’attenzione della dirigenza, che fa ulteriori valutazioni e, in ultima analisi, prende la decisione finale».

Molti degli acquisti recenti della Sampdoria provengono dai campionati di Nord ed Est-Europa: «Tutto accade per una ragione – spiega il capo dell’area scouting doriana – abbiamo una politica societaria e degli obiettivi. Il fatto, ad esempio, che abbiamo due osservatori nei Balcani è significativo. Pensiamo che quelle aree siano molto interessanti: seguiamo i campionati serbi, croato, ceco, slovacco, polacco… Mi piacciono anche i campionati belga e olandese, si possono trovare profili interessanti in quei paesi. Non è un segreto che, storicamente, producano molti talenti. In questi ultimi anni abbiamo preso molti giocatori da quelle aree, abbiamo notato una forte adattabilità al nostro campionato e al nostro calcio. Molti di loro hanno dimostrato di essere affidabili in ogni aspetto della loro vita: disciplinati, dentro e fuori dal campo, e sono fisici, hanno il calcio nel loro DNA. Naturalmente, nessuno si può sottrarre al fascino del campione sudamericano, e infatti abbiamo due scout lì. Siamo molto concentrati anche su quell’area. Ovviamente seguiamo i campionati europei più importanti, coprendo anche seconde squadre e seconde divisioni, poiché crediamo che ci siano buone opportunità di mercato». Nel video qui sotto, l’intervista completa.