Pellegrini al vetriolo: «Samp, così puoi solo salvarti»

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La Sampdoria è ancora un cantiere aperto, Giampaolo non l’ha certo nascosto, così come non si è fatto problemi a mostrare un certo malcontento riguardo alle operazioni in uscita. Tante le operazioni in entrata e in uscita, in piena rottura con un passato più “conservatore” sotto questo punto di vista. Per fare il punto della situazione in vista dell’inizio imminente del campionato, abbiamo contattato l’ex capitano Luca Pellegrini, protagonista dello storico scudetto blucerchiato.

Da Fernando a Correa, e poi Soriano. La Sampdoria ha venduto e incassato tanto cambiando completamente la base della squadra. Giusto quindi che Ferrero si ponga come unico obiettivo la salvezza e non punti obiettivi attualmente irraggiungibili?
«Bisogna essere nella testa della proprietà per capire gli obiettivi. Mi sembra che comunque per come si stanno muovendo nel calciomercato, con il depauperamento del valore complessivo della squadra, direi che la salvezza è l’unico obiettivo raggiungibile. Poi il calcio non è una scienza matematica però finora diciamo che il massimo a cui dovrebbe aspirare questa squadra sia di arrivare alla salvezza».

In questo senso affidarsi a un allenatore come Giampaolo, che tranne a Empoli non ha raggiunto risultati importanti, sembra la scelta giusta? Forse non era meglio affidarsi a un allenatore con più esperienza in Serie A?
«Affidarsi a Giampaolo è una scelta della proprietà. Ritengo che per la carriera di Giampaolo questo debba essere l’anno della consacrazione dopo una carriera tra alti e bassi e vari passaggi a vuoto. Come allenatore dell’Empoli l’anno scorso ha fatto bene sfruttando l’onda lunga di Sarri e del lavoro rispetto al precedente campionato. Alla Sampdoria deve cominciare un nuovo corso, deve ricostruire una squadra da zero e ottenere la salvezza, facendo un buon campionato».

Quanto può essere importante in questa stagione Antonio Cassano?
«C’è da dire che la qualità e la classe non invecchia mai, il talento resta, il più è da vedere se viene supportato anche a livello caratteriale. Con la qualità che ha il calciatore può quasi da solo certificare l’esito positivo di una stagione, se a questo aggiungiamo che il tasso tecnico della squadra è stato diminuito, la presenza di Cassano e la sua condizione diventano importanti non solo sotto il profilo quantitativo ma anche qualitativo. Anche non giocando da titolare ed entrando è un calciatore che sa fare la differenza come solo lui sa fare».

Cassano e Mancini sono i calciatori più talentuosi della recente Sampdoria. Mancini ha portato la Sampdoria a uno scudetto, Cassano come massimo risultato ha portato la Sampdoria in Champions League. Risultati diversi solo una questione di testa o altro? Quanto differiscono tecnicamente?
«Come valore assoluto secondo me Cassano è un mix tra Mancini e Vialli. Ha la forza fisica di difendere la palla come faceva Vialli e ha la tecnica di Mancini forse qualcosina ancora di più. Mancini in campo aperto era forte anche perchè era veloce ancora più di Cassano, lui non essendo così veloce deve sfruttare la tecnica, anche quando gioca negli spazi stretti ha tecniche eccelse. Cassano è la sintesi dei due, poi lui non ha la testa che aveva Vialli, e neanche quella di Mancio, bizzarro, molto istintivo con momenti di pura follia e ragionamento. Cassano è così, è istinto, per lo meno a differenza degli altri due che ho citato. Certo non avendo giocato e non avendo avuto a che fare con Cassano sono idee che ti fai da spettatore esterno».