La rivincita di Barreto: da possibile esubero a pedina fondamentale

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L’andamento di Edgar Barreto con la maglia blucerchiata rispecchia in toto le prestazioni della squadra: male lo scorso anno, piacevole sorpresa in questo campionato, Barreto è divenuto così, sotto la gestione Giampaolo, uno dei giocatori imprescindibili di questa Sampdoria

Quando, a luglio del 2015, la Sampdoria si assicurava ufficialmente le prestazioni sportive di Edgar Barreto – anche se il centrocampista ex Palermo aveva già raggiunto l’accordo per un ricco triennale con la società di Corte Lambruschini a febbraio, evitando di rinnovare il contratto con i rosanero – moltissimi erano i tifosi blucerchiati che si dicevano soddisfatti dell’operazione, condotta effettivamente con furbizia e lungimiranza dal Ds Osti: un giocatore di esperienza come il paraguayano avrebbe certamente fatto comodo ad una squadra composta in gran parte di giovani. Ed in effetti, il campionato di Barreto era iniziato bene, con la totale fiducia di mister Zenga: il classe ’84 aveva giocato, a parte pochissime eccezioni, i 90′ di tutte le partite, un chiaro segnale di quanto l’ex portiere blucerchiato contasse sulle capacità del centrocampista. Poi, le cose erano precipitate: l’allontanamento di Zenga e l’approdo a Genova di Montella non avevano affatto migliorato la situazione di una squadra che iniziava ad annaspare già a metà campionato. Di riflesso, il rendimento di Barreto diventava sempre più deludente; una delle prove più oscure, ottima fotografia del pessimo momento della squadra e del centrocampista sudamericano, è la gara giocata a gennaio in casa contro il Napoli: in quest’occasione, Barreto servì su un piatto d’argento l’assist ad Higuain per la rete dello 0-1 con un retropassaggio sciagurato, quindi 8 giri d’orologio più tardi provocò ingenuamente il rigore dello 0-2 che tagliò le gambe alla squadra.

PERSEVERANZA E RINASCITA – La stagione della Sampdoria e quella di Barreto si chiusero allo stesso modo, con un rendimento molto al di sotto delle potenzialità sia della squadra che dell’ex Atalanta e Reggina. A testimoniare lo scarso apporto del ragazzo verso fine stagione alla causa blucerchiata stanno anche le decisioni di Montella, che spesso relegò quella che per Zenga era una pedina fondamentale in panchina. Con l’avvento dell’estate, si pensava che, nell’ottica di un repulisti generale attuato dalla società, Barreto potesse lasciare Genova per tentare di rilanciarsi altrove. Eppure, il paraguayano è sempre stato molto chiaro fin dall’inizio del mercato: da qui non si sarebbe mosso, e avrebbe fatto di tutto per conquistare la fiducia del nuovo mister e per riconquistare quella dei tifosi. E va detto che la perseveranza è stata premiata: da quando Giampaolo si è seduto sulla panchina blucerchiata, il trentaduenne centrocampista è tornato al centro di un progetto fondato sì sui giovani, ma attento a porre, accanto ad essi, giocatori d’esperienza in grado di poter far loro da chiocchia. Il rendimento di Barreto poi, come quello della squadra, ha subito quest’anno un’impennata verticale: uno dei giocatori divenuti davvero imprescindibili per il tecnico di Bellinzona è proprio l’ex capitano rosanero, che, rispetto alla passata stagione, sembra trasformato: non solo ha trovato già due volte la via del gol, ma corre, pressa e lotta come un ragazzino. Merito, va riconosciuto, di un allenatore che ha saputo stimolare lui e tanti altri ragazzi della rosa – Muriel il caso principe -, riuscendo a tirar fuori il meglio da ognuno. Viste e considerate queste prestazioni e il ruolo assunto da Barreto all’interno dello spogliatoi, non ci sarebbe neppure da stupirsi se a breve la società dovesse proporre un rinnovo del contratto, in scadenza a giugno del 2018. Una scommessa forse, ma prima di rinunciare ad una centrocampista del genere, che sembra vivere una seconda giovinezza, c’è da essere sicuri che la società ci penserà. Quel che è certo intanto è che Barreto, la sua scommessa, quella con se stesso, l’ha già vinta.