Rubatutto Vieira: «Praet, ti prendo anche la casa». Ma non chiamatelo Ronaldo

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Il centrocampista della Sampdoria non vede l’ora di scendere in campo. E su Di Francesco: «Mi parla molto. Giampaolo non lo faceva»

«Preferisco Vieira, Ronaldo è un altro». Umile e desideroso di stupire. Ronaldo Vieira si affaccia alla sua seconda stagione in Serie A con maggiore esperienza e consapevolezza dei propri mezzi. Sarà l’anno della consacrazione? Non è dato saperlo, ma l’inizio promette bene: «Con Di Francesco va molto bene, abbiamo lavorato forte e ora c’è la Coppa Italia. Non vediamo l’ora. In ritiro a Ponte di Legno mi ha chiesto di essere pronto in entrambi i ruoli, l’importante per me è giocare. Posso fare centrale e interno, poi decide il mister. Rivalità con Ekdal? Parliamo di tutto e qualche volta andiamo a cena. Lui è un giocatore esperto e io sono all’inizio, ho solo da imparare. C’è di buono che in ritiro mi svegliava per evitarmi la multa, sono un dormiglione».

Le differenze con la precedente gestione sono molteplici: «La preparazione è stata più faticosa dell’anno scorso perché abbiamo fatto più parte atletica, un po’ come al Leeds. Credo di essere pronto e di sicuro vorrei giocare. Sarebbe bello fare gol anche in Italia, in Inghilterra ne avevo segnato un paio. Di Francesco vuole che i centrocampisti si inseriscano, dunque il movimento è di avvicinarsi alla porta avversaria. Giampaolo invece chiedeva di stare stretti e passare la palla tra noi, è un’altra filosofia. Preferisco questa perché dalla regia posso fare un appoggio corto o lungo, lanciare, cambiare gioco o cercare un compagno che si inserisce. La possibilità di servire l’attaccante mi mancava. L’applauso di Quagliarella a Parma? Anche se non ha segnato, è stato un riconoscimento importante per l’assist».

Per lui che in Premier League si è formato, il trasferimento di Dennis Praet è pienamente approvato: «Ha qualità e potenza, potrà fare bene. Quando ne abbiamo parlato, gli ho detto che uno come lui a Leicester potrebbe diventare un top. Prendere il suo ruolo? Sto provando a prendere anche la sua casa di Pieve – ammette sorridendo ai microfoni del Secolo XIX – spero di trasferirmici presto». Un’ultima battuta sui due tecnici: «Di Francesco mi parla molto, l’anno scorso ero un po’ stranito del silenzio di Giampaolo e chiedevo ai compagni se succedesse pure a loro. Poi ho capito che faceva così con tutti».