Sabatini re delle plusvalenze: il suo curriculum

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Sabatini e la Sampdoria si rincontrano dopo anni, ma adesso può sbocciare l’amore: ecco chi è il nuovo direttore dell’area tecnica blucerchiata

Salutato Daniele Pradè, la Sampdoria ha annunciato oggi un grande colpo di mercato tra le fila dirigenziali. Walter Sabatini, già “beccato” a pranzo con il ds Carlo Osti la settimana scorsa, è diventato a tutti gli effetti il nuovo responsabile dell’Area Tecnica blucerchiata. Una notizia sensazionale, per il blasone e la grande esperienza che l’ex dirigente di Inter, Roma e Palermo porterà a Genova. Un conoscitore profondo del calcio mondiale e un abile scopritore di talenti, che nel corso della sua carriera ha saputo prelevare e saputo rivendere a cifre notevoli, diventando una sorta di guru del mercato, nonché maestro indiscusso dell’arte – se così si può definire – della plusvalenza.

La carriera di Sabatini da direttore sportivo inizia nel 1992, quando assume insieme a Beppe Dossena la guida del settore giovanile della Lazio. Sotto la sua egida, in prima squadra si mettono in luce giocatori del calibro di Alessandro Nesta o Marco Di Vaio. Dopo le parentesi con Triestina, Arezzo e Perugia, nel 2000 arriva una squalifica che interrompe bruscamente il suo cammino: alcune vicende legate al trasferimento di un giocatore minorenne ed extracomunitario lo costringono a stare lontano dai campi per cinque anni, con la minaccia di una radiazione evitata dopo aver fatto ricorso. Sempre dichiaratosi innocente e vittima di “una cosa politica disgustosa”, Sabatini ha poi rivalutato quel periodo frustrante: «Grazie alla squalifica sono diventato bravo. Vedevo 18 ore di calcio al giorno, tenevo gli occhi aperti con gli spilli per non dormire, conoscevo qualsiasi giocatore al mondo», dichiarava due anni fa a La Gazzetta dello Sport in una lunga intervista.

Pur non potendo ancora tornare ufficialmente a lavorare, il dirigente umbro (nato a Marsciano, in provincia di Perugia) riabbraccia la Lazio, questa volta dedicandosi alle faccende della prima squadra. Con una qualificazione in Champions League conquistata nel 2007, nei quattro anni di permanenza in biancoceleste farà conoscere alla Serie A diversi talenti come Behrami, Kolarov, Radu, Muslera o Lichtsteiner, tutti acquistati a cifre irrisorie. La sua carriera proseguirà con la fortunata esperienza al Palermo, squadra con cui sfiorerà l’accesso alla Champions League nel 2010 – sarà proprio la Sampdoria a qualificarsi a fine stagione – e a cui regalerà giocatori allora sconosciuti come DarmianIlicic, Abel HernandezPastore, quest’ultimo poi rivenduto ai francesi del PSG per circa 40 milioni di euro.

Lasciata la Sicilia, nel 2011 per Sabatini approda in un top club come la Roma. Nella capitale non riuscirà pienamente a soddisfare le aspettative e a vincere titoli, nonostante la chiusura di ottime e numerose operazioni di mercato: Gervinho, Pjanic, Nainggolan, Benatia, Salah, Manolas, Dzeko, Strootman, e gli arrivi dal Sudamerica di Marquinhos, LamelaAlisson e Gerson. Insieme a queste ammirevoli intuizioni, vanno ricordati anche alcune meteore come Osvaldo o Bojan, oppure flop come Dodô o Goicoechea: «Quanti giocatori erano da Roma? Forse anche meno del 50% di quelli che ho portato, ma in quel momento c’era una logica. Mi accusano di non prendere italiani, ma dove sono quelli bravi a cifre abbordabili? Occorrerebbe cambiare il sistema, che invece è stantio. A Roma la gente i calciatori a volte li sbrana». Alla Sampdoria, invece, il tempo e la serenità per lavorare non mancheranno e le pressioni saranno certamente minori rispetto a quelle degli ambienti bazzicati recentemente.

Il tempo di assestare ancora qualche colpo all’Inter durante l’ultima stagione – su tutti Skriniar, Cancelo, Borja Valero e Vecino – e imbastire l’affare Lautaro Martinez, prima di interrompere precocemente il rapporto con la società nerazzurra e salutare a due mesi dalla fine del campionato. Adesso ad attenderlo ci sarà una nuova sfida, quella con la Sampdoria, club a cui inoltre era stato vicino nel 2010, appena lasciato il Palermo: Sabatini e la famiglia Garrone si erano incontrati ma, purtroppo, il dirigente aveva già dato la sua parola alla Roma e, non volendo venir meno agli accordi presi, aveva dovuto declinare l’offerta dei blucerchiati, appena retrocessi in Serie B: «So che l’onestà non si autoproclama, ma io sono un uomo di grandi principi». Era solo questione di tempo, prima che il classe ’55 e la Sampdoria si rincontrassero. Un’altra sigaretta si accende: è tempo di tornare al lavoro, Walter.