Samp, le trasferte non fanno più paura: ecco cosa è cambiato

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Quest’anno la Sampdoria sembra una squadra diversa in trasferta: ecco i motivi del cambio di marcia dei blucerchiati lontano da Genova

Lo scorso anno i tifosi della Sampdoria si erano pressoché rassegnati al fatto di vedere giocare la propria squadra due tipi di campionato diametralmente opposti: ritmo da scudetto fra le mura amiche del “Ferraris”, andamento lento da retrocessione in trasferta. La tanto inflazionata metafora del “Dott. Jekyll e Mister Hyde” rendeva l’idea di una doppia personalità quasi inspiegabile della squadra blucerchiata, tanto convincente e arrembante fra le quattro torrette di Marassi quanto inerme e passiva quando si trattava di giocare lontano da Genova. Ebbene, in questa stagione sembrerebbe – il condizionale è pur sempre d’obbligo trattandosi di otto partite -, che la dinamica che lo scorso anno ha tanto fatto disperare i tifosi stia finalmente cambiando: l’andamento della Samp in casa e in trasferta è assolutamente identico – due vittorie, un pareggio e una sconfitta. Per trovare due vittorie fuori casa lo scorso anno, se escludiamo il derby vinto contro il Genoa in casa dei rossoblù a novembre, bisogna andare addirittura al 28 gennaio, quando la Samp si impose all'”Olimpico” contro la Roma, seconda vittoria esterna dopo il successo a Firenze della seconda giornata.

Dopo otto partite, invece, in questa stagione la casella delle vittorie lontano da Genova segna già il numero due, con il grosso rimpianto del rigore sprecato da Dawid Kownacki a Cagliari. Sembra legittimo chiedersi, perciò, cosa sia cambiato rispetto allo scorso anno. In parte lo ha spiegato Marco Giampaolo dopo la partita contro l’Atalanta, e basta una solo parola per descrivere la rivoluzione doriana: mentalità. La Sampdoria dello scorso anno era una squadra che traeva tanto beneficio dal giocare davanti al proprio pubblico quanto pativa il fatto di dover esprimere il proprio calcio in un ambiente ostile, in casa altrui. Tanto infondeva carica la spinta della Sud a Marassi, tanto intimorivano le curve avversarie che spronavano gli avversari ad ogni trasferta. Il profondo cambiamento che ha sconvolto l’assetto della squadra, probabilmente, è stato figlio anche di questa situazione.

Tanti giocatori che costituivano la vecchia guardia della Sampdoria sono stati messi alla porta, e con essi, nelle intenzioni della società, anche quel tipo di mentalità vincente solo a metà. Gli acquisti effettuati in sede di mercato – Emil Audero, Lorenzo Tonelli, Omar Colley, Albin Ekdal soprattutto – sono andati precisamente in questa direzione: sono arrivati giocatori cresciuti con un certo tipo di mentalità,  – la scuola-Juventus di Audero, la leadership di Colley, la combattività di Tonelli, l’esperienza di Ekdal -, un mix di giovani già pronti e di giocatori nel fiore della carriera con alle spalle esperienze importanti, anche internazionali. Tutto ciò, unito all’arrivo di altri giocatori che hanno alzato il tasso tecnico della squadra rendendola più confacente ai desideri di Giampaolo – Gregoire Defrel, ma anche Jakub Jankto, che deve ancora presentarsi realmente ai tifosi doriani – ha permesso di trovare un’amalgama migliore, un assetto più vincente: la squadra risponde decisamente meglio ai desideri del suo allenatore ed è cresciuta, grazie ad innesti mirati e intelligenti, in consapevolezza. Anche questo è uno degli – innumerevoli – meriti da ascrivere a Giampaolo.

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