Angelo, addio al calcio giocato in silenzio: la scelta di un grande capitano

Palombo sampdoria
© foto Valentina Martini

Quindici anni al servizio della Sampdoria, oggi l’addio al calcio giocato: Palombo meritava un addio diverso?

Dopo tanti anni, la maglia numero 17 della Sampdoria torna ad essere senza un padrone. E’ una giornata storica per Angelo Palombo, che lascia il calcio giocato dopo una carriera ventennale, per gran parte spesa proprio all’ombra della Lanterna. Era poco più che un ragazzino quando, nel 2002, arrivò a vestire la maglia blucerchiata dopo un esordio poco felice con la maglia della Fiorentina. Da subito un’attesissima promozione in Serie A, poi le prime grandi emozioni con la conquista della qualificazione in Coppa UEFA e della Nazionale, la fascia di capitano, gli infortuni, la finale di Coppa Italia e il ritorno in Champions League, finendo con la tragica – calcisticamente parlando – retrocessione in Serie B al termine della stagione 2010-2011. Dopo le lacrime amare versate sul prato del “Ferraris”, ecco che si incrina il rapporto con la piazza: a gennaio Palombo si trasferisce all’Inter («Ho sempre voluto rimanere, fui costretto», rivelerà poi) ma l’avventura in nerazzurro dura ben poco. Intanto la Sampdoria compie, senza di lui, una storica cavalcata e risorge dalle ceneri vincendo la finale playoff. Al momento del ritorno in blucerchiato è troppo tardi e i tifosi gli rinfacciano il fatto di aver “abbandonato la nave” nel momento del bisogno.

PALOMBO, ADDIO IN SORDINA – Nonostante la situazione, da quel momento sarà un susseguirsi di offerte da squadre e conseguenti rifiuti da parte del giocatore, che decide di legare definitivamente la sua carriera alla Sampdoria, l’unica squadra che ha sempre amato. Gli ultimi anni sono i più duri, gli anni nei quali l’età comincia a farsi sentire e, per un giocatore come lui, che non ha certo puntato tutto sull’abilità con la palla tra i piedi, l’impiego in campo comincia a ridursi sempre più: l’ultima annata da protagonista (2014-2015) lo illude con la conquista dell’Europa League, cominciata e finita nello stesso momento con la figuraccia di Torino contro il Vojvodina, di cui diventerà il capro espiatorio. Mister Zenga, poi Montella e infine Giampaolo, decideranno di escluderlo di fatto dal progetto tecnico, mantenendolo in rosa ma per saltuarie apparizioni quando i titolari non possono scendere in campo. Le critiche e i mugugni non sono mancati in tutti questi anni, ma c’è stato anche quello “zoccolo duro” di tifosi che lo hanno sempre difeso a spada tratta, riconoscendolo come l’unico vero leader e capitano della Sampdoria dei tempi recenti, tanto da fondare un club intitolato a suo nome. Contratti rifiutati e dichiarazioni d’amore mantenute, Angelo Palombo è l’ultimo baluardo blucerchiato di un calcio che non esiste più, dell’amore verso una maglia prima dei soldi. Forse avremmo dovuto pensare tutti un po’ di più, prima di lasciarlo uscire dal campo tra qualche applauso poco convinto, in occasione del match contro il Napoli che ha chiuso la scorsa stagione e la sua carriera da calciatore. Qualche soddisfazione, tuttavia, Palombo se l’è tolta: diventare il quarto giocatore con più presenze nella storia di questo club non è da tutti, e per fortuna il percorso insieme alla Samp continua anche dalla panchina. Oggi è stata ufficializzata la sua entrata nello staff tecnico di mister Giampaolo, augurandoci che possa lavorare al meglio e sentire il calore della sua gente, insegnando ai più giovani, con la sua esperienza e il suo carisma, cosa significhi essere sampdoriani. Perché di persone come Angelo Palombo, questa Sampdoria, ha ancora bisogno.

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