17 maggio 2003, gli eroi dimenticati di quella Sampdoria

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Tutti rimembrano Flachi, Bazzani, Volpi, Conte e gli altri agli ordini di Novellino, ma chi altro contribuì a quella cavalcata verso la Serie A? Un ricordo

Tante anime in cerca di un riscatto, di una liberazione da un purgatorio durato quattro anni, passato attraverso due promozioni sfiorate e persino il rischio della caduta nell’oblio. Quel 2002-03 ha cambiato per sempre la storia di questo club, della Sampdoria. Una stagione magica, una Serie B presa di petto e vinta (seppur in co-abitazione con l’allora rivelazione Siena, che rimarrà però ben sette stagioni in Serie A, prima di tornarci per altre due tra il 2011 e il 2013). Tutti riuniti per spingere la squadra quel 17 maggio 2003, quando il Cagliari era ospite della Sampdoria al “Ferraris”: i tre punti avrebbero regalato il ritorno in A dopo quattro stagioni travagliate. E così fu, con la contesa già chiusa nella prima mezz’ora con la doppietta di Francesco Flachi. Una gioia solo parzialmente spezzata dal guizzo di David Suazo, prima che un colpo di testa di Fabio Bazzani chiudesse la pratica sul 3-1. La festa può partire, la Samp è di nuovo in A.

FACCE DIMENTICATE – Tuttavia, sarebbe ingeneroso dare merito solo ai più noti di quel gruppo. Un traguardo del genere, specie in un campionato di così lunga durata come quello di Serie B, si ottiene solo se un gruppo è sulla stessa barca. Difficilmente le individualità bastano a quel livello per chiudere una contesa lunga all’epoca 38 giornate (è l’ultimo campionato con la formula a 20 squadre; nel 2003-04 saranno 24, dal 2004-05 rimangono in 22). E allora bisogna dar merito anche a chi ha giocato di meno, ma ha comunque contribuito a mettere la sua firma sulla promozione. Come Fabrizio Casazza, per esempio: genovese e già transitato alla Sampdoria sul finire degli anni ’80, torna al Doria nel 2000. Ci rimane per tre anni, facendo da back-up nella stagione della promozione a Luigi Turci. Gioca appena cinque gare, ma è importante in una striscia di quattro giornate a inizio stagione, in cui la Samp ottiene due vittorie e altrettanti pareggi. Contro il Catania, Bucchi sbaglia un rigore che regalerà il successo ai blucerchiati.

Assieme a lui, il reparto difensivo tra i centrali contava non solo sul trio Domizzi, Grandoni e Conte, ma anche su alcuni uomini d’esperienza. Stefano Sacchetti, ad esempio, che alla Sampdoria era arrivato nel 1992 dal Modena e vi era rimasto cinque anni prima di andare a Piacenza. Finita l’esperienza in Emilia, Sacchetti era nuovamente tornato alla Sampdoria, dov’è stato parte della squadra per altri tre anni sotto Novellino. Utilizzato come terzino destro, giocò soprattutto la prima parte di campionato, ma poteva essere schierato anche come centrale. Assieme a lui, due uomini diversamente importanti: Nenad Sakic e Massimo Paganin. Il primo è stato fondamentale per i tifosi della Sampdoria, un unsung hero, uno di quelli che i più hardcore ricordano con piacere per le sette stagioni passate con il Doria; per altro, Sakic è tornato alla Sampdoria anche da allenatore, quando rientrò nello staff tecnico in quanto vice di Sinisa Mihajlovic. Massimo Paganin, invece, è stato un giocatore che potenzialmente sarebbe potuto arrivare più in alto: ha vestito le maglie di Inter, Bologna e Atalanta prima di arrivare a Genova. Novellino l’avrebbe visto come chioccia per i centrali difensivi, ma in realtà il difensore si ruppe il crociato a settembre, collezionando appena sei presenze prima di lasciare Genova per Vicenza.

Se a centrocampo più o meno tutti ebbero il loro spazio (nonostante la cerniera mediana Palombo-Volpi fosse semi-intoccabile), è davanti che troviamo altri due ragazzi che hanno contribuito a modo loro a quella promozione. Il primo è Andrea Rabito, classe ’80 notato dal Milan e che all’epoca aveva alle spalle due esperienze in prestito con Reggiana e Modena. Un talento sulla bocca di molti, ma che alla Sampdoria ebbe poco spazio: 21 presenze e un gol, l’ultimo del Doria in quel campionato, in una sconfitta per 3-1 a Venezia all’ultima giornata. Il peccato per lui è non aver mai esordito in A, nonostante abbia conquistato tre promozioni nella massima serie (oltre alla Sampdoria, salì anche con Modena e Livorno). Il secondo è un ragazzo ormai diventato uomo, per altro ritiratosi giusto qualche giorno fa: Corrado Colombo a 37 anni ha detto basta e l’ha fatto con indosso la maglia della Pistoiese. Cresciuto nel vivaio atalantino, aveva persino debuttato in A con l’Inter prima di cominciare un lungo giro dell’Italia. A Genova arrivò in comproprietà dall’Atalanta: il suo score totale con la Sampdoria è di 41 presenze e tre reti (tutte in B: un suo gol a Terni sarà l’antipasto di quanto avverrà la sera del 17 maggio 2003). Negli ultimi anni in Lega Pro, è riuscito ad andare tre volte in doppia cifra con il Tuttocuoio, ma qualche giorno fa ha appeso i proverbiali scarpini al chiodo.

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