Schick: «Mi sono ambientato bene alla Samp, spero di giocare di più adesso»

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L’attaccante blucerchiato Patrick Schick traccia un primo bilancio della sua esperienza in maglia blucerchiata: «Vorrei giocare di più, ma so che dipende da me. Il rapporto con i compagni e l’allenatore è ottimo, mi ha colpito la velocità del calcio italiano»

La fine dell’anno è ormai prossima, e la Serie A è praticamente giunta al giro di boa. E’ dunque il momento di tracciare i primi bilanci della stagione blucerchiata, una stagione che ha visto alti e bassi per adesso, ma anche una squadra in grado di esprimere un buon gioco e piena di giovani in rampa di lancio. Uno di questi è certamente Patrick Schick, che a suon di reti – è secondo in Serie A per rapporto fra minuti giocati e gol fatti – si sta conquistando un posto sempre più importante in squadra e nelle preferenze della tifoseria. E proprio il giovane attaccante ceco ha tracciato un primo bilancio della sua esperienza in maglia blucerchiata al portale isport.blesk.cz, parlando del suo ambientamento nel nuovo Paese e nella sua nuova squadra: «Ho pensato che sarebbe stato difficile – esordisce il numero 14 blucerchiato -, che avrei dovuto combattere per un posto in squadra. Se guardo a quello che ho fatto in questo autunno, ho buoni numeri: ho messo a segno sei gol. Nonostante il poco minutaggio ho segnato abbastanza, e questa cosa mi piace. Forse, con questi numeri, avrei potuto ottenere più possibilità, ma d’altra parte ho rispetto per i compagni di squadra, molti dei quali hanno giocato molto di più di me, soprattutto i miei concorrenti: Quagliarella e Muriel. In futuro si potrebbe migliorare questa posizione, può essere che abbia convinto il nostro allenatore a darmi più fiducia».

OBIETTIVI CHIARI – Dopo la sosta ci sarà la partita contro un Napoli lanciatissimo; una difficile ripresa dopo le feste che potrebbe essere anche l’occasione per poter giocare da titolare: «Poter giocare sarebbe probabilmente una cosa da prendere in considerazione, ma non mi sorprenderò se non accadrà. Sarà la fine della prima metà della stagione, quindi è solo una questione di tempo e poi giocherò di più. Devo ancora lavorare su me stesso: dipende principalmente da me». L’unica volta che Schick ha giocato titolare è arrivato il gol contro la Juventus: «L’ho apprezzato molto. Ho iniziato da titolare in quello stadio e contro quella squadra, era un obiettivo. Dopo la partita ho incontrato Pavel Nedved, che mi ha chiesto le impressioni sulla partita, e che ha elogiato me ed il club. E’ stata una cosa stupenda». Sei centri da inizio stagione non sono pochi, soprattutto per un giovane che viene da un campionato molto diverso: «Ho notato che tutto è più veloce, giocato su uno o due tocchi, l’allenatore ci costringe a dare via la palla velocemente. Questa è probabilmente la più grande differenza. In Repubblica Ceca invece tenevo di più la palla, con i difensori c’erano più spazi. La nostra volontà è quella di giocare rapidamente, con piccoli tocchi. Sicuramente devo migliorare il lavoro con il pallone a velocità maggiore. Nonostante tutto, non ho nessun problema con lo stile del calcio italiano».

VITA IN ITALIA – Certamente non è stato facile trasferirsi in Italia, un Paese lontano da casa e nel quale si parla una lingua non semplicissima da imparare: «Non voglio mentire, è stato un grande cambiamento andare in Italia, ho dovuto lasciare tutto. Alla Sampdoria ci sono delle regole da rispettare, bisogna arrivare nello spogliatoio un’ora prima dell’allenamento. Mi ricordo la prima volta: abbiamo fatto passaggi semplici, nulla di complicato. Quando però ho visto la velocità, ho subito pensato che sarebbe stato divertente. Ora, dopo questi mesi di ambientamento, è tutto a posto. Mi sono concentrato su tutti gli esercizi della squadra, non volevo sbagliare neppure un’unico passaggio. Tutti cerchiamo di restare concentrati al massimo. L’italiano lo capisco, conosco tutti i termini del calcio. Parlarlo però è diverso, adesso conosco solo le cose fondamentali. A volte è difficile e mi dà ancora problemi perché è veloce. A volte guardo interviste ed articoli di giornale, specialmente quelli che scrivono su di me. Gli italiani sono diversi. Ora mi sono abituato al loro comportamento, ma non è stato difficile. Mi sono anche abituato ai loro stili di vita, il club mi ha aiutato ad ambientarmi, posso solo concentrarmi sul calcio».

GIAMPAOLO E LA SAMP – Il fatto che alla Samp abbia trovato un allenatore bravo a lavorare con i giovani potrebbe essere l’arma in più di Schick nell’ottica di una crescita personale. L’attaccante si dimostra molto soddisfatto del suo nuovo mister: «Giampaolo sottolinea l’importanza della sinergia con i centrocampisti, ci insegna molto nelle sessioni di pratica. Vuole anche molto pressing. Vuole aiutarci a sviluppare i nostri punti di forza. E’ gentile con me.  Lui è il capo, e si comporta come tale: in Italia capisci che un allenatore gode di rispetto appena lo guardi negli occhi. E’ così con lui. All’inizio, nei primi due mesi, abbiamo fatto conoscenza. Il mister non comunica individualmente a tutti le proprie scelte e all’inizio ho pensato che fosse strano. Ero un nuovo giocatore e l’allenatore non ha parlato con me. Ho chiesto agli altri se era successo così anche a loro, e mi sono rassicurato. Dopo sei mesi, mi sembra abbastanza normale dunque se l’allenatore non mi parla. La diversità dello spogliatoio? Un vantaggio. Posso parlare inglese. Inoltre, in estate c’erano molti nuovi ragazzi che erano nella mia stessa situazione. Durante la preparazione, ho fatto amicizia con gli slovacchi: David Ivan, e dopo due settimane Milan è arrivato Škriniar e siamo diventati amici. Ci incoraggiamo a vicenda, sono felice di questo».