Skriniar, lo slovacco dai modi gentili e piedi educati

Skriniar sampdoria
© foto Valentina Martini

Arrivato nel silenzio generale, Milan Skriniar è diventato fondamentale per la Samp di Marco Giampaolo: merito di un bagaglio tecnico già discreto

Come Shkodran Mustafi. Ormai la comparazione è fattibile, anche se magari Milan Skriniar non vincerà mai un Mondiale con la sua Slovacchia. Ma forse l’ex Zilina avrebbe sognato uno scenario come quello di oggi giusto un anno fa: acquistato nel mercato di gennaio 2016, lo slovacco cresce silenziosamente alle spalle dei titolari. Quando la salvezza è cosa praticamente fatta, Vincenzo Montella lo lancia nelle ultime gare: un minuto contro la Lazio, 90′ nella sconfitta a Palermo e appena 14′ contro la Juve, dove la squadra lo lascia a fronteggiare un uno contro uno che può concludersi solamente con il rosso.

DAGLI ERRORI SI IMPARA – Nel ritiro dell’ultima estate, tutti erano abbastanza sicuri che la Samp avrebbe comprato un centrale o avrebbe comunque riadattato Regini. Cosa che è avvenuta per le prime tre gare, quando il vice-capitano è stato schierato accanto a Silvestre, mentre il neo-acquisto Pavlovic prende le misure alla fascia mancina. Poi il bosniaco si è infortunato nella gara dell’Olimpico contro la Roma e allora spazio a Skriniar. Sembrava inesperto, tanto da decidere in negativo la partita contro il Milan con un suo errore, che ha poi favorito il gol-vittoria di Carlos Bacca. Spesso beccato in quei mesi, Skriniar non ha mai risposto. Dal basso dei suoi 21 anni, ha dimostrato l’umiltà di saper reagire alle critiche con il miglior strumento possibile: il lavoro.

SILENZIOSAMENTE – A metà aprile, Giampaolo può probabilmente già sbilanciarsi, dicendo di aver vinto questa scommessa. Al rientro di Pavlovic, Skriniar è comunque rimasto in campo e anzi lo slovacco è uno dei giocatori con maggior minutaggio nella Samp 2016-17 (ben 2530′ giocati: è in campo ininterrottamente da Roma-Samp dell’11 settembre 2016, dove giocò gli ultimi 10′). Ma un dato sorprende, perché lo slovacco è sembrato dinoccolato, un po’ meccanico nei movimenti. Tuttavia, nei mesi ha preso una certa confidenza palla al piede, delle volte lanciandosi in campo aperto anche con la sana incoscienza di chi è sempre un classe ’95. Eppure la tecnica c’è: basti pensare che Squawka proietta sui 90′ una precisione di passaggio del 91% tra coloro che han giocato almeno 10 gare nell’odierna stagione, a pari merito con un mostro sacro come Andrea Barzagli. Davanti solo Strinic (Napoli), Chiriches (Napoli) e l’ex Poli (Milan). Dietro persino Jorginho (Napoli), Benatia (Juve) e Diawara (Napoli).

© Squawka
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