Vialli premiato al Candido Day: «Sto bene e ho ancora tanto da fare». Ma allontana la Samp

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Vialli riceve il premio “Il bello del calcio” tra battute e commozione: «Sto bene e ho ancora tanto da fare. Ho un debito verso il calcio. Tornare in nazionale sarebbe fantastico»

A margine del Candido Day, in ricordo dello storico direttore de La Gazzetta dello Sport Candido Cannavò, Gianluca Vialli ha ritirato il premio “Il bello del calcio”, istituito in ricordo di Giacinto Facchetti e giunto alla sua tredicesima edizione: «Volevo cominciare dicendo che è molto più facile sapere già fin da piccoli cosa si vuol fare da grande, è una grande fortuna e a me è capito così. Non sono d’accordo, invece, con chi dice che il talento è imprescindibile: ci sono tante cose che si possono fare senza talento, si possono fare col cuore, si può avere rispetto, arrivare in orario, avere spirito di sacrificio. Queste sono cose fondamentali e non c’è bisogno di talento. Credo che, invece, sia fondamentale la qualità e la quantità della pratica. È scorretto anche parlare di sfortuna, è un insulto rispetto a tutto il mazzo che ci facciamo per arrivare a questi livelli».

Vialli ha voluto rimarcare l’importanza del caso nella sua carriera: «Stavo firmando per il Glasgow Rangers, poi il Chelsea cambiò allenatore e mi chiese di andare lì. Ho vinto un sacco di trofei, ma soprattutto ho incontrato mia moglie, che mi ha dato due figlie fantastiche. Credo di dovere tanto al calcio, perché mi ha dato tutto: mi ha permesso di comprarmi la mia prima macchina con la quale andavo in giro a fare il figo per Cremona, ho comprato la mia prima casa, ma ho anche perso la verginità grazie al calcio, altrimenti non penso che sarei mai riuscito a fare sesso (ride, ndr). Vorrei ripagare questo debito verso il calcio, in qualunque posizione mi troverò a ricoprire».

Parlando della malattia affrontata, l’ex numero 9 della Sampdoria affronta l’argomento con ironia: «Me la vedo già com’è andata: diamolo a Vialli ‘sto premio, che magari l’anno prossimo è troppo tardi. A proposito, voglio dire che io sto bene e tutto procede al meglio. Non è stato un periodo facilissimo, però mi ha insegnato molto. Ce la sto mettendo tutta dal punto di vista fisico e psicologico, la brutta notizia è che credo che avrò ancora molto da fare e mi dovrete sopportare ancora per tanto».

E sull’approdo alla Sampdoria: «Avevo già un’idea abbastanza precisa, perché Roberto e altri ragazzi della Sampdoria li avevo già incontrati nelle nazionali giovanili. Mi avevano spiegato che c’erano le montagne da una parte e il mare dall’altra, e che magari dopo allenamento si poteva andare in spiaggia: mi sembrò un programma molto allettante. Poi ho conosciuto Mantovani ed è scoccata subito la scintilla, sono uscito dall’incontro innamorato del progetto e andavo a dormire con il pigiama della Sampdoria. Ti butti e cominci ad andare in battaglia, le motivazioni fanno tanto, più del talento».

«Boskov? Voleva che giocassimo un calcio semplice – prosegue Vialli – magari non ci dava tutte quelle che conoscenze che con gli anni abbiamo poi acquisito, ma preferiva giocare un calcio avventuroso e spontaneo. Ci preparava in maniera straordinaria dal punto di vista fisico ed era uno psicologo fantastico: stiamo parlando di ragazzi giovani, immaturi e spesso inesperti, e gli siamo tutti riconoscenti». Le fasi del tecnico sono rimaste nelle storia: «Avevo problemi con la fidanzata di allora, un po’ di alti e bassi, e lui un giorno mi invitò a casa sua e mi disse quella famosa frase: “Quando esci dallo spogliatoio, sembri cervo che esce di foresta”. L’ha utilizzata per la prima volta per me».

«Alla Samp sono stati 8 anni splendidi, abbiamo vinto divertendo ma abbiamo anche perso imparando. Tanti trofei e finali. Wembley? Il ricordo della finale dà sempre fastidio, avevo avuto un paio di situazione in cui avrei potuto fare gol, ma bisogna anche accettare le sconfitte. Da amante del calcio, se avesse vinto la Sampdoria sarebbe stata una storia stupendo, ma da quella finale è nato il Barcellona che conosciamo e che ci ha fatto innamorare». Vialli è stato anche vicino al Milan: «È vero, ma non ero l’unico giocatore della Samp a cui venivano fatte offerte importanti. C’era un patto molto forte che avevamo stretto e ci eravamo promessi di non lasciare il gruppo finché non avremmo portato a termine la nostra missione. Non c’è stato mai un rifiuto, ma solo la volontà di non lasciare Genova e la Sampdoria. I tifosi milanisti mi dovrebbero ringraziare, se fossi arrivato io non avrebbero preso Van Basten (ride, ndr)».

Presente in sala anche Ciro Ferrara, suo compagno di squadra ai tempi della Juventus, che non esita a svelare un divertente aneddoto: «Ricordo un Vialli in nazionale che perse una scommessa e si dovette fare 100 metri di corsa nudo. A me non è mai riuscito a fare gol, se non guadagnandosi rigori vergognosi come suo solito (ride, ndr)». Alla premiazione non poteva mancare Roberto Mancini: «Era l’anno dello scudetto e rientravo dopo un infortunio – ricorda Vialli -. Subentrai in una partita, mi pare contro il Pisa, e lui ne scartò tre o quattro, poi scartò anche il portiere: invece di mettere il pallone in rete, però, mi passò il pallone e mi fece fare gol. Un gesto di grande amicizia, da compagno vero. Ricordo sempre che Roberto mi ha fatto fare un sacco di gol, ma io ho corso per lui per otto anni (ride, ndr)». 

Parlando del proprio futuro, Vialli sembra allontanare l’ipotesi di diventare presidente della Sampdoria. All’ex attaccante blucerchiato è stato offerto il ruolo di capo delegazione nella nazionale: «Può essere una prospettiva, ringrazio il presidente Gravina e sono orgoglioso che abbia pensato a me, che però va fatto con grande senso di responsabilità e mi sono preso un po’ di tempo per riflettere. Ci sono cose che sto cercando di capire, anche con la mia famiglia, ma sarebbe fantastico ancora una volta per prendermi cura di Roberto e dare una mano alla nazionale. È un rapporto che ho interrotto troppo presto, e questa sarebbe una seconda chance che il destino mi offre. Ringrazio tutti per essere venuti qua e sono veramente orgoglioso di ricevere questo premio, lo faccio con grande umiltà». Infine, è stata consegnata a Vialli e Mancini una maglia confezionata per l’occasione direttamente dalla Sampdoria, con la scritta “I gemelli del gol” sulla schiena e i numeri 9 e 10 (nella foto qui sotto).

Gazzetta TV