Vieira svela: «La Samp mi voleva da tempo». E quel colloquio con Ferrero…

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© foto Valentina Martini

Vieira fiducioso: «La Samp mi voleva da tempo, saprò ritagliarmi il mio spazio». E su Ferrero: «Abbiamo avuto una conversazione in italiano, mi è sembrato una brava persona»

All’ombra dell’esperto Albin Ekdal, arrivato in sordina e adesso imprescindibile elemento del centrocampo, sta maturando uno dei talenti più promettenti che la Sampdoria può vantare in rosa. Si tratta di Ronaldo Vieira, mediano prelevato in estate dal Leeds United che, nonostante lo scarso minutaggio, ha già fatto intravedere qualità e personalità. L’approccio col campionato italiano, in sostanza, è stato buono: «Mi sta piacendo, nonostante non stia giocando molto. Non mi aspetto di ritagliarmi da subito un ruolo di primo piano, ma spero di poterlo fare, ci vorrà solo un po’ di tempo. Al momento la squadra sta facendo davvero bene, quindi vedremo l’evolversi delle cose».

«Io sono sempre fiducioso – prosegue ai taccuini di Football Italia – è una mia caratteristica da sempre. Ho sempre pensato che se sono onesto con me stesso e penso di potermi meritare di giocare, allora sarò in grado di trovare il mio spazio nella rosa. La stagione è appena partita, quindi devo continuare a lavorare duro, allenarmi e supportare la squadra dentro e fuori dal campo». Anche il tecnico blucerchiato Marco Giampaolo gli ha fatto una buona impressione: «È bravo, avevo parlato di lui con un po’ di persone e tutti mi avevano detto che è un ottimo allenatore, ma lo potete vedere anche voi. Ha formato un bel gruppo e penso di poter imparare molto da lui. Mi alleno duro e apprendo cose nuove, quando arriverà la mia occasione la saprò sfruttare».

La sua prima presenza in Serie A è arrivata in un’occasione davvero speciale, il 3-0 rifilato al Napoli tra le mura del “Ferraris” a settembre: «È stato bello debuttare contro il Napoli, e naturalmente anche vincere. È stata una performance brillante da parte della squadra. Tutti erano felici ma per me è stato davvero speciale, per via dell’esordio. Il calcio qui non è molto diverso – spiega Vieira – ma è sicuramente più tattico. Se fai un errore, molto probabilmente vieni punito. Forse non è fisico come in Inghilterra e mi dovrò adattare, dato che sono più un giocatore fisico: devo migliorare sugli aspetti tattici, ma è per questo che la Samp è la squadra giusta per imparare e fare progressi».

Il trasferimento alla Sampdoria è avvenuto nel giro di poche ore, quasi a sorpresa: «Al Leeds la prima stagione è stata buona, mentre la seconda non è stata all’altezza di quella precedente. Tuttavia, quando parlai con il ds lui mi disse che la Sampdoria aveva messo gli occhi su di me da diverso tempo. È stato tutto quasi troppo veloce, ho deciso su due piedi cosa fosse meglio per il club e per me, e ho fatto questo salto. Le nuove esperienze fanno bene, ma dipende cosa vuoi fare, se punti a diventare un calciatore di successo e a compiere uno step in avanti. Non si può sempre stare a casa e vicini alla propria famiglia, si devono cogliere le occasioni. Potrebbe non funzionare per me, ma di certo è stato così per Sancho (suo ex compagno ora al Borussia Dortmund, ndr). Spero che vada bene anche a me, è una possibilità che si è palesata e mi sto godendo il mio momento»

Qualche dubbio, subito svanito, su Massimo Ferrero, conosciuto anche oltreoceano per il suo carattere sopra le righe: «È quello che hanno detto anche a me. Per quanto mi riguarda è andato tutto liscio, non posso veramente dire nulla sul suo conto, se non che mi piace. Abbiamo provato a parlare un po’ in italiano e mi ha fatto una buona impressione, sembra una brava persona». A proposito della nuova lingua, Vieira non sembra avere grandi problemi: «Con l’italiano sta andando bene, perché so il portoghese, quindi riesco a capire qualche parola. È la conversazione che mi mette in difficoltà, ma sto prendendo lezioni e andrà sempre meglio. Dal punto di vista professionale, sul campo riesco a capire cosa mi stanno dicendo e anche gran parte di cosa vuole mister Giampaolo».

Il suo nome non può di certo non saltare all’occhio, tanto più in un ambiente come quello calcistico: «A mia madre piaceva il calcio, così come a mio padre, allora perché non chiamarci Ronaldo e Romario (suo fratello, ndr)? Abbiamo sempre desiderato di diventare calciatori professionisti, siamo sempre stati attaccati al nostro sogno e i nostri genitori ci hanno sempre sostenuto per arrivare dove siamo ora. Siamo cresciuti insieme nelle giovanili del Benfica – racconta Vieira – per poi trasferirci in Inghilterra e ricominciare da capo. Abbiamo fatto un provino al Manchester City, ma senza successo, così come con il Barnsley e l’Hull City. Non è andata, ma grazie a un allenatore che conoscevamo già da prima siamo riusciti a fare un provino al Leeds. Mio fratello è arrivato un anno dopo, quando io ero passato in prima squadra, ed è rimasto per due anni nell’U23», ha concluso il centrocampista blucerchiato.

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