Sensibile: «Vi racconto Èder, Pellè e Mustafi»

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Adesso sono protagonisti a EURO 2016 con la maglia della Nazionale italiana, un tempo lo erano alla Sampdoria. Martins Èder indiscusso fino a qualche mese fa, prima del suo passaggio all’Inter, mentre Graziano Pellè non ha vantato molte partecipazioni a Genova nell’anno della Serie B.

 

Pasquale Sensibile ci aveva visto lungo, in una fredda giornata di inverno quando l’unico obiettivo era dare una svolta alla finora ombrosa stagione blucerchiata. Era necessario tornare in Serie A: «La Sampdoria mi permise di investire sul mercato e presi loro. Quando arrivai trovai una situazione difficile, la Samp veniva da una drammatica retrocessione. Nonché da una stagione complicata. Mi ritrovai il settimo monte ingaggi della A, in Serie B. C’erano giocatori molto forti, ma con blocchi mentali che impedirono alla squadra di decollare. Cambiammo allenatore, arrivò Iachini. Alcuni andarono via, come Palombo e Semioli. Arrivarono altri, Munari o Gentsoglou».

 

Il direttore sportivo ne prende uno per uno, partendo dal brasiliano: «Eder era già nei nostri pensieri. Iachini lo conosceva, lo aveva già allenato a Brescia. Al tempo giocava nel Cesena, pur essendo dell’Empoli. Erano in Serie A, il presidente Campedelli doveva giocare alcune partite importanti e ne ritardò l’arrivo di una decina di giorni. Ma si comportò da gran signore, come lo stesso Eder. Pur sapendo che sarebbe stato trasferito alla Samp, fino all’ultima partita svolse il suo dovere col Cesena. E’ un ragazzo straordinario, davvero. Fuori dal comune, molto serio. E’ una delle persone a cui sono rimasto più legato di quella cavalcata. Ha una dolcezza e una sensibilità fuori dal comune. Ci siamo sentiti di recente, durante l’ultima amichevole degli azzurri a Verona: me lo salutò mio figlio, raccattapalle».

 

Poi Pellè: «Volevamo un attaccante con determinate caratteristiche fisiche, in quel momento in Italia non lo voleva nessuno. Avevamo alcuni giocatori in ballo col Parma, tra cui Rispoli e Biabiany. Pellè arrivò in prestito con diritto di riscatto, segnò 4 gol ma non lo riscattammo. In quel momento non riusciva ad esprimere ciò che poi avrebbe espresso all’estero. Non sarebbe stato affidabile in Serie A, infatti prendemmo Maxi Lopez. Oggi sembra un’operazione incredibile, ma Maxi veniva dai 6 mesi al Milan e dal boom di Catania. I quattro attaccanti di quella Samp erano Graziano, Icardi, Pozzi ed Eder. Poi in rosa c’erano Gastaldello, Foggia, Sergio Romero, Mustafi. Era un tipo riflessivo, quasi introverso. Finito l’allenamento aveva le sue cose, i suoi affari. Insomma, aveva la testa sulle spalle. Un ragazzo serio. Conservo un bel ricordo di lui, davvero».

 

Dulcis in fundo, Shkodran Mustafi, uno dei grandi acquisti doriani: «Arrivò grazie alla nostra attività di scouting. Lo andammo a visionare insieme ad altri collaboratori. Alcuni erano perplessi, ma io avevo visto alcuni video, mi aveva dato buone sensazioni. Era in scadenza di contratto con l’Everton, lo prendemmo sei mesi prima. Diciamo che la Samp ha fatto una discreta plusvalenza. Inizialmente non parlava una parola di italiano, aveva un padre molto presente. Poi tanta personalità, dopo due mesi dal suo arrivò già voleva giocare dall’inizio. Durante la prima stagione giocò poco, lo prendemmo prima per farlo ambientare. Poi, l’anno successivo, giocò bene alcune partite in Serie A, anche come esterno destro. Legò molto con Soriano – conclude Sensibile ai microfoni di gianlucadimarzio.com -, questione di lingua».

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