2015/2016, il pagellone: Andrea Coda

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Nei giorni confusi del calciomercato invernale 2015, la Samp ha cambiato molto. Via Gabbiadini, dentro Eto’o. Eppure la richiesta di Mihajlovic per l’attacco era stata un’altra: Luis Muriel. Un affare portato a termine solo dopo una complicata trattativa, che però prevedeva un altro giocatore nell’operazione, quell’Andrea Coda che ha rischiato di non vestirsi di blucerchiato.

Coda è uno di quei giocatori affidabili, come molti se ne sono visti negli anni 2000 e se ne vedono sempre meno in questi anni. Magari non ha il nome o il physique du role che ti ruba lo sguardo. Anche la sua carriera lo conferma: cresciuto nel vivaio della Lucchese, esordisce in A con l’Empoli prima di rimanere a Udine per nove anni, inframezzati dai prestiti a Parma e Livorno.

Una volta arrivato a Genova, il paragone che mi è venuto in mente è quello con Stefano Lucchini, un altro solido difensore cresciuto in silenzio, passato per le giovanili della nazionale (senza mai giocare tra i grandi) e poi esploso alla Samp. Coda è arrivato quasi inosservato a Genova e ha giocato poco (complice anche qualche infortunio), ma c’è da chiedersi se avrebbe potuto rendersi utile in questa disastrosa annata.

Nel 2014-15 appena due presenze: non poche per chi è partito alle spalle di Silvestre, Romagnoli e Muñoz. Stessa dinamica con peggiori esiti nel 2015-16, visto che Zenga aveva usato Coda nel ritorno del preliminare di Europa League per rimediare a una difesa assente. Il centrale aveva risposto anche bene, così come nella prima partita di A contro il Carpi. Poi a Napoli il patatrac.

Dopo appena 20 minuti, Coda si procura la lesione del crociato anteriore sinistro. Non lo sapremo mai a posteriori, ma sarebbe essere potuta essere la sua stagione, specie con la difesa a quattro. Quando Montella sostituisce Zenga e si passa alla difesa a tre, Coda sembra tagliato fuori: piedi poco buoni per essere il centrale di riferimento, poca velocità per essere uno dei due ai lati.

Rientrato in tempo record dall’infortunio, tre minuti contro il Palermo e sei a Bologna. Poi Coda ha preso la decisione di andare a giocare a Pescara, dov’è in prestito con diritto di riscatto in favore degli abruzzesi. Probabilmente il Pescara si giocherà la A contro il Trapani nella finale dei playoff, ma la sfortuna ha continuato a seguire il difensore anche sull’Adriatico.

Qualche minuto a Salerno, un tempo contro l’Ascoli e poi la maledizione prosegue a Novara, dove il bicipite femorale lo tradisce. Nuovo stop e ora si attende di capire quale sarà il suo futuro. Possibile che il Pescara lo confermi in ogni caso, perché l’esperienza di un giocatore che ha alle spalle 200 presenze in A fa comodo. In ogni caso, la sufficienza è stata più che raggiunta. E in fondo un po’ potrebbe mancare alla Samp, un ambiente in cui la sua calma aiuterebbe una squadra sempre più confusa.