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Editoriale

Un anno dopo: com’è vivere lontano dalla Sampdoria

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Quasi un anno dopo le loro cessioni, mi domando come stiano Soriano, Fernando, Correa e Moisander, andati via da Genova e dall’Italia

È trascorso quasi un anno dallo scorso mercato estivo, una sessione durante la quale la Sampdoria ha salutato alcuni pezzi pregiati, incassando delle cifre decisamente alte. Qualcuno si sarà lamentato all’epoca, ma sfido chiunque a dire che si senta la mancanza di quei giocatori che l’estate scorsa ci hanno lasciato: un po’ perché Giampaolo ha saputo trovare la quadratura del cerchio e ci ha permesso di apprezzare la formazione di oggi, un po’ perché il tandem Osti-Pecini ha saputo rimpiazzare tutti i giocatori partiti. Però mi sono posto un quesito, in questi giorni, a distanza di dieci mesi: chissà com’è vivere lontano dalla Sampdoria.

La scorsa estate, in ordine sfuso, se ne sono andati Roberto Soriano, Fernando, Joaquin Correa e Niklas Moisander. A parte il primo, che del blucerchiato avrebbe dovuto fare la sua seconda pelle, degli altri tre non penso ci ricorderemo molto tra qualche anno delle loro presenze in blucerchiato: l’argentino, sul quale avevamo puntato un po’ tutti, dalla società all’area tecnica fino ai tifosi, sicuramente avrà modo di far parlare di sé in futuro, ma per adesso non va rimpianto. Men che meno Fernando e Moisander, dei quali – ammetto – quasi mi ero dimenticato. Roberto Soriano, quel numero 21 che ai tempi di Delio Rossi era tanto bistrattato e accusato dai tifosi, così come se n’è andato dal Doria, da centrocampista più che prolifico sotto porta, così si è confermato al Villarreal: mentre ci scriviamo, mentre mi leggete, il tedesco originario di Sperone è il capocannoniere della sua squadra, insieme a Bakambu, che però non ha fornito i cinque assist decisivi che l’ex blucerchiato ha trovato nella Liga di quest’anno. Quinto in campionato, si aggiudicherà quasi sicuramente l’accesso all’Europa League del prossimo anno: per la Champions c’è da attendere, ma intanto dei quattro citati Soriano è sicuramente quello che se la passa meglio e che, non che ne avessimo bisogno, conferma le sue buone qualità. Sebbene ogni tanto un colpo di testa l’abbia ancora avuto, facendo persino innervosire il suo allenatore: una sorianata, potremmo coniarla. Più in alto in classifica, esattamente una posizione sopra, c’è il Siviglia di Joaquin Correa, che continua il suo percorso di crescita: l’argentino si è sicuramente messo alle spalle quella rete sbagliata clamorosamente contro l’Inter, che un po’ ci ricordiamo tutti, ma non ha altresì trovato la continuità di cui aveva bisogno in Spagna. Fatto sta che l’investimento compiuto dai rojiblancos dovrebbe, sulla carta, fruttare nelle prossime stagioni: appena tre gol per l’ex numero 10 del Doria e poco più di venti presenze, nella Liga. In compenso, però, Correa ha saputo calcare il grande palcoscenico della Champions: tre presenze, per un totale di 110 minuti e poco più, ma anche una rete, contro il Leicester da seconda punta, agli ottavi di finale. Una rete che non era servita a molto, ma che sicuramente il giovanissimo argentino ricorderà. Almeno una soddisfazione, quest’anno, è arrivata.

Ho voluto dividere in due gruppi i quattro giocatori enunciati perché, a mio modesto parere, i primi due erano i più talentuosi che abbiamo deciso di far partire, anche se Correa non aveva ancora dimostrato molto. Fernando e Moisander, nonostante il primo fosse stato un ottimo mediano in mezzo al campo, non mi hanno mai esaltato né colpito, men che meno dopo che le loro cessioni hanno comunque fruttato delle buone plusvalenze. Partiamo dal brasiliano, che dopo esser arrivato dallo Shakhtar ha deciso di andarsene nuovamente nell’est Europa, in Russia: in quel calcio, si dice, si gioca esclusivamente per il conto in banca e non per la passione. Fatto sta che per adesso Fernando le 24 giornate di Premier League le ha disputate tutte, trovando anche tre gol che hanno aiutato lo Spartak Mosca a mantenere la prima posizione: vincere il campionato è altamente probabile, perché nonostante una gara in più i punti di distanza sulla seconda attualmente sono dieci, con sei partite ancora da giocare. L’accesso alla Champions League è pressappoco assicurato, quindi l’anno prossimo Fernando potrebbe anche ritrovarsi a passare per l’Italia per sfidare Juventus, Napoli o Roma e chissà che non possa ripensare a quel Paese dal quale ha voluto fortemente scappare dopo appena un anno. Al suo posto, in ogni caso, il nostro centrocampo ha saputo trovare interpreti decisamente più validi, almeno per il gioco di Giampaolo: da Torreira e un ritrovato Barreto, finendo persino con Linetty o all’occorrenza Praet. Meglio così. Capitolo finale per Moisander, un giocatore col quale il feeling non è mai scattato: d’altronde le malelingue dicevano che se arrivava da svincolato dall’Ajax qualcosa doveva pur esserci sotto. C’era che il difensore finlandese non c’entrava niente col nostro calcio. Con il ridimensionato Werder Brema, l’ex capitano dei lancieri ha disputato praticamente tutte le gare, saltandone pochissime per i soliti problemi al ginocchio e indossando persino due volte la fascia da capitano. A Brema si lotta per poter ottenere un accesso in Europa League: mancano sei partite e la corsa per il quinto e sesto posto è accesa tanto quanto quella per i playoff della nostra Serie B; Moisander fa il suo, senza strafare e, da difensore coriaceo, senza mai provare assalti e arrembaggi in area di rigore: zero gol, ma un assist sì, purtroppo inutile, contro il Francoforte.

Ognuno, insomma, sembra aver trovato la propria strada e dopo aver lasciato Genova è riuscito a trovare la dimensione adatta alle proprie necessità: Soriano oramai veste i panni del centrocampista dipinto di giallo con il vizio del gol, Correa continua a crescere cercando spazio in una rosa che compete per alti traguardi in Spagna, Fernando deve accontentarsi di difendere il secondo centrocampo di Russia, e Moisander, in maniera molto umile, s’accontenta di un calcio mezzo nordico, più vicino a quello che era l’olandese. A loro non pare manchi Genova e, a dirla tutta, non penso proprio che a Genova manchi qualcuno di loro. Che sia di monito: quando piangiamo la partenza di qualcuno, sappiamo già che un anno dopo non ce ne preoccuperemo quasi più. Certo, se evitassero di partire, però, saremmo ancora più contenti. Schick avvisato, mezzo salvato.

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