Blackout

Schick Sampdoria
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La Sampdoria non vince sul campo del Chievo dal 2013, ma ieri, salvo per la voglia dirompente di Schick, sembra non averci provato nemmeno. Il blackout non è stato soltanto tecnico, ma anche e soprattutto tattico

Quello che è successo ieri sul campo del Chievo Verona si chiama, senza troppi giri di parole, blackout. Non soltanto dal punto di vista tecnico, ma soprattutto tattico. Nel primo caso, d’altronde, come ha detto lo stesso Giampaolo, la sconfitta arriva proprio da due errori tecnici, lampanti: il primo per un’uscita maldestra di Puggioni che si scontra con Regini dopo una copertura errata di Skriniar e il secondo su una disattenzione totale di Sala, che costringe l’estremo difensore blucerchiato al fallo da rigore. Il problema è che il blackout avviene ancora prima di questi due errori: avviene in sede di formazione e di messa in campo degli interpreti. Se l’ammissione definitiva sulle qualità di Schick ci porta a comprendere che è più efficace in corso d’opera che dall’inizio, ci rassegniamo al dover vedere, per il resto della stagione, la coppia Quagliarella-Muriel in attacco, col primo che per quanto agisca molto nell’ombra nelle partite fisiche non riesce mai a incidere quanto il ceco, che entra e segna: è matematico, oramai. Il problema principale è stato che la Sampdoria di Marco Giampaolo sull’ostico campo del Bentegodi, sul quale non si vince dal 2013, è stato costretto a ridisegnare Palombo difensore, soluzione tattica che non si vedeva da un po’. Il capitano è stato, alla fine dei conti, uno dei migliori in campo per abnegazione e per attenzione, oltre che per prestanza tattica, che l’ha portato non poche volte a una buona diagonale e a una lucidità perenne, ma anche qui è il concetto che è errato: il Doria ha, in questa rosa indubbiamente mal assortita, così poche alternative in difesa che se decide di lasciare a casa Silvestre deve affidarsi a un mediano con abito da difensore. Il ritorno di Alvarez da titolare e la presenza di Praet a centrocampo, col belga che si limita sempre al compitino e non giustifica mai i 10 milioni spesi dalla Sampdoria, completano il nostro blackout tattico.

Giampaolo, in ogni caso, l’aveva intuito: in conferenza stampa aveva suonato l’allarme, aveva richiamato tutti a raccolta e che qualcuno fosse già con la testa al mercato si era intuito. Dopo un momento di forte indecisione sul proprio futuro immediato, la Sampdoria si era abilmente staccata dalla zona retrocessione, che resta una questione a quattro squadre per un mini-torneo, e forse proprio questa tranquillità ha concesso ai giocatori una rilassatezza ingiustificata, a dicembre. Se Schick invocava l’Europa League, il resto della squadra, come dimostrato ieri, non ci ha creduto eccessivamente. Con Silvestre lasciato a casa ufficialmente per recuperare la serenità, ma che oramai sembra con un piede sul confine regionale, con Dodô che rappresenta uno degli acquisti più ingiustificati della stagione, con Budimir oramai bocciato e scavalcato dal compagno di reparto ceco, il Doria dovrà farsi trovare pronto sul mercato e subito dopo aver archiviato la gara con l’Udinese correre ai ripari e rimettere a posto questa squadra, alla quale serviranno almeno due difensori. Il primo dovrà necessariamente fare il titolare al posto di Silvestre, a meno che il rientro di Pavlovic, ieri in panchina, non possa dare maggior varietà, il secondo dovrà essere la riserva sempre pronta a scendere in campo, là dove non ci si è voluti affidare a Krajnc. Poi, a mio parere, dovrebbe essere arrivato il momento di rivedere la posizione di Sala in campo: il suo ritorno in campo, ieri, è stata più una punizione che altro a causa degli errori difensivi. Forse provare a riadattarlo terzino non è stata la soluzione giusta, non c’è stata lungimiranza nel non intervenire sul mercato dopo la cessione di De Silvestri. Non essendoci, però, posto per un’ala nella formazione di Giampaolo sarà necessario valutare la cessione, eventualmente, perché l’accanimento tattico in questo caso sarebbe altamente ingiustificato.

Guardiamo all’Udinese, in netta ripresa dopo la cura Delneri e con un assetto tattico capace di metterci in difficoltà, poi sfruttiamo al meglio la sosta per ridare energia a tutti. Non dico di recuperare qualche elemento, perché oramai il destino del dualismo Viviano-Puggioni è chiaro o comunque delineato, e altri indisponibili, al momento, il Doria non ne annovera. Gennaio sarà un mese di grande passione.