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2014

Cerezo su Boskov: «Perso un maestro: la Sampd’oro merito suo»

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Anche lui è stato un pezzo fondamentale di quella Sampd’oro che faceva sognare i tifosi blucerchiati e, forse, l’Italia intera. Una squadra forte e simpatica agli occhi degli appassionati, in cui era l’alfiere brasiliano. Toninho Cerezo ha voluto ricordare Vujadin Boskov, seppur da lontanissimo (allena i Kashima Antlers in Giappone, ndr): «A Boskov devo molto, siamo arrivati insieme alla Samp. Era il 1986: giocai la finale di Coppa Italia sapendo che avrei lasciato la Roma (allenata da Eriksson, ndr). Entrai in campo negli ultimi cinque minuti e segnai il 2-0. Alla fine salutai la folla dell’Olimpico con un giro di campo. In tribuna c’era Paolo Borea, il d.s. della Samp. Sapevo di lasciare la Roma, avevo in piedi un discorso con il Milan, ma la Samp fu più svelta, Boskov aveva fatto il mio nome in società».

Boskov lo chiese per sostituire Souness, andato via, e Mantovani prese Cerezo per 600 milioni di lire: «Non so queste cose. So che con Boskov ho trascorso sei anni meravigliosi. Era un uomo fantastico, sempre allegro e io, che sono brasiliano, dell’allegria non posso fare a meno – racconta l’ex blucerchiato a “Il Secolo XIX” – La vita va affrontata con il sorriso sulle labbra, proprio come faceva Boskov e come cerco di fare anch’io. Lo dico ai miei giocatori, qui in Giappone. Dovete giocare a calcio divertendovi. All’inizio mi guardavano strano, a poco a pooc stanno comprendendo che è la verità. Col sorriso sulle labbra si sta meglio, nella vita e nel calcio».

Quel sorriso era il segreto di Boskov: «Non esageriamo. Anzitutto conosceva a fondo il mondo del calcio. C’era dentro da decine di anni, aveva girato mezza Europa. Il mister sapeva dare tranquillità alla squadra, all’ambiente dei tifosi e penso anche a voi giornalisti. Aveva sempre una parola pronta per ognuno di noi giocatori. Con me scherzava volentieri, sapeva di trovare la spalla giusta. In questo è stato davvero fortunato. Sapeva che confrontandosi con una squadra fatta per lo più di giovani (oltre la trentina eravamo solo io e Dessena), un sorriso valeva più di cento parole».

Qualcuno diceva che la formazione la facessero Vialli e Mancini: «Falso. La squadra la faceva lui. Gli piaceva dare quest’impressione, non se la prendeva se qualcuno dei giocatori più importanti andava da lui e gli chiedeva di far giocare uno piuttosto che un altro. Ascoltava, sorrideva e poi faceva di testa sua. Una volta mi confidò: «Loro credono di comandare, in realtà comando io…». Aveva ragione. E’ stata la “sua” Sampdoria a vincere lo scudetto e tutto il resto. Le idee le aveva chiare. Voleva una squadra che giocasse un calcio bello da vedere».

Lo ha raccontato anche Vierchowod. Chiesero a Boskov di far giocare Cerezo invece che Katanec, fingeva di accontentarli e poi mandava in campo lo sloveno: «E’ la sacrosanta verità. Boskov conosceva le regole, era stato un grande calciatore, sapeva come ragionanano i giocatori, conosceva la loro psicologia. Ci lasciava l’illusione di contare più dell’allenatore, invece le scelte alla fine dei giochi erano le sue – ricorda Toninho, per sei anni in blucerchiato – Non aveva bisogno di alzare la voce con la squadra, non ricordo di averlo visto arrabbiato. Se ci sgridava era per insegnarci qualcosa. Era profondamente ottimista e certe sensazioni si trasmettono a chi ti sta vicino».

Si diceva anche che, con quella squadra, qualunque allenatore avrebbe vinto: «Balle. Boskov ha avuto la fortuna di disporre di calciatori che avevano imparato a giocare il calcio che piace a lui: semplice, ordinato, onesto». Boskov diceva: «Palla a noi, giochiamo in avanti. Palla a loro, andiamo a marcarli e a portargliela via». Sembra una banalità, invece è una grande verità. Quella ricetta non bastava per far diventare grande la Samp. Servivano piedi buoni – e quelli c’erano, credetemi – e parecchia velocità. La Samp giocava un calcio veloce per quei tempi e aveva i giocatori giusti per vincere. E infatti ha vinto. E tanto. Se non sbaglio, ha giocato più finali – nazionali e internazionali – di ogni altra squadra italiana nel periodo che sono stato a Genova».

Ora ci si chiede quando Cerezo tornerà a Genova: «Molto presto. Il campionato in Giappone farà una sosta e verrò a Genova per salutare la mia famiglia e gli amici. Oggi è un giorno triste per la Samp e per i sampdoriani. Abbiamo perso un maestro e, per quanto mi riguarda, un fratello maggiore».