Consigli per gli acquisti – Kosuke Ota

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La Sampdoria si prepara a una nuova stagione: la 2015-16 sarà l’annata delle conferme, nel senso che bisognerà ripetere un rendimento di un certo livello, da parte sinistra della classifica. Lo ha confermato Zenga in conferenza stampa e si sa come funziona con le conferme. L’ha spiegato una volta Steve Jobs: «C’è un principio classico nel mercato, chiamato la “sindrome del secondo prodotto”: deriva dal non riuscire a comprendere qual’è la componente che ha reso il tuo primo prodotto così di successo. Mi è capitato alla Apple». Un interrogativo che colpì Jobs anche quando lavorava alla Pixar. E che potrebbe capitare anche a Massimo Ferrero e soci, desiderosi di ripetere una buona annata come quella del 2014-15.

Per farlo, sarà importante non sbagliare alcune mosse. Tra queste, il rinnovamento di alcuni protagonisti della Sampdoria. Ci sono due posizioni in cui la squadra blucerchiata ha un urgente bisogno di cambiamento. La prima è quella del regista, dove Angelo Palombo ha faticato, mentre Pedro Obiang – il più adatto (ma non l’ideale) per ricoprire quella posizione – ha lasciato Genova per la sponda Hammer di Londra. La seconda assenza – forse ben più grave – è quella di un terzino sinistro. Una piaga che ha ricoperto la Samp fin da quando Reto Ziegler ha lasciato Genova per la Juventus. Tanti gli interpreti. Nell’ordine cronologico: Castellini, Costa, Estigarribia, Poulsen, Gavazzi, Regini, Mesbah. Nessuno di loro ha mai convinto fino in fondo.

COME MAKOTO SODA – Per questo, la Samp dovrà cercare qualcuno in quella posizione. E allora tanto vale puntare lo sguardo dove i soldi e le occasioni lo consentiranno. Si potrebbe tentare in Giappone, dove c’è un giocatore che si sta mettendo in luce sia con il proprio club che in nazionale. Sto parlando di Kosuke Ota, classe ’87 dell’F.C. Tokyo. Ragazzo ormai esperto in J-League (ha superato le 200 presenze nel campionato giapponese negli ultimi tempi), Ota è una colonna della squadra della capitale, che ha per tecnico proprio un italiano: Massimo Ficcadenti sta vivendo un’avventura proficua in terra nipponica e il suo Tokyo è attualmente ? in classifica.

Se si cerca qualche contributo su YouTube riguardo Ota, il primo video che spunta è quello riguardante una collaborazione tra la J-League e l’anime Tsubasa Oozora (meglio noto in Italia come Holly & Benji). Le battute che accostano i giocatori giapponesi a questo cartone così importante per molti bambini italiani degli anni ’80 e ’90 si sprecano, ma in realtà il video mette in risalto la prima qualità di Ota: il piede mancino. Un suo compagno di squadra lo sfida a ripetere il tiro di Makoto Soda dell’Azumaichi (nella versione italiana è Ralph Patterson dell’Artic), un terzino destro in grado di dare alla palla un effetto clamoroso.

Ota ci pensa e poi si prepara per il Kamisori Shot. Il suo compagno Ishihara gli porge il pallone e lui colpisce la palla con un effetto notevole. La telecamera stacca dopo due secondi di ripresa, dando l’impressione che la palla sia entrata proprio nell’anime. Ma anche togliendo il finale, colpisce la capacità di calcio del terzino dell’F.C. Tokyo. Lui è soddisfatto, ma non sa che in realtà – tra i video che associano l’anime e la massima lega professionistica in Giappone – il suo è quello più vicino alla realtà.

KAZU CALLING – La storia di Ota è particolare. Ha iniziato a giocare a calcio alla tenera età di cinque anni fino a esser cercato dalle migliori università del Giappone. C’è però un personaggio che gli impedisce di frequentare l’università, ovvero quel Kazu Miura che abbiamo visto in Italia con la maglia del Genoa. In terra nipponica King Kazu è una star e vorrebbe Ota nella sua squadra, lo Yokohama F.C. Puoi dire di no a una leggenda? Ota ha qualche dubbio, ma non si può rifiutare una chiamata del genere. E allora Ota esordisce a soli 19 anni in seconda divisione, per poi giocare ben 17 gare a vent’anni nella massima serie giapponese. Dopo l’avventura con lo Yokohama, sceglie lo Shimizu S-Pulse per continuare la sua crescita.

Vince un premio fair play e diventa un prospetto considerato anche in Europa, dove persino il Twente segue le sue prestazioni. Alla fine, Ota decide di continuare la sua avventura in Giappone, dove è cresciuto ulteriormente con la maglia dell’F.C. Tokyo. In tre anni, si è affermato come il titolare della fascia sinistra di difesa, nonché come uno dei migliori giocatori dell’intera J-League. Nella stagione 2014, Ota è stato anche inserito nella top 11 della J-League, la sua prima volta in carriera.

NUOVO PROTAGONISTA – Questo perché la sua crescita è ormai sotto gli occhi di tutti. Ota è nato come centrale difensivo, ma già nel periodo trascorso a Yokohama il suo allenatore, l’ex nazionale Satoshi Tsunami, l’aveva spostato sulla fascia mancina. Poi ha cominciato anche a prendersi la responsabilità dei calci piazzati, diventandone negli ultimi tempi uno dei migliori esecutori in Giappone. Ora è tempo di prendersi anche qualche vittoria: la sua bacheca è per ora vuota, ma chissà che un trasferimento in Europa non interrompa il tutto.

La vera esplosione è avvenuta da quando veste la maglia dell’F.C. Tokyo. Basti guardare il suo rendimento e la sua posizione nella classifica assist alla fine di ogni stagione: quinto nel 2013 (nove assist), quarto nel 2014 (dieci), primo finora nel 2015 (a quota otto, a pari merito con Kengo Nakamura – DA AGGIORNARE). Una crescita visibile, che l’ha portato a far parte in maniera fissa della nazionale giapponese.

Ota aveva alle spalle un Mondiale U-20 e una sola presenza con il Giappone nel lontano 2010. Dopo il deludente Mondiale brasiliano, il neo-ct Aguirre ha cominciato a convocarlo per le amichevoli, finché il terzino non ha fatto parte della spedizione per la Coppa d’Asia di quest’anno. Non ha mai giocato, ma continua a esser nei piani anche del ct Halilhodzic, subentrato al messicano nel febbraio scorso. L’unico problema per Ota è il titolare della fascia sinistra in nazionale, quel Yuto Nagatomo che è stato a lungo titolare anche nell’Inter degli ultimi anni.

AFFARE FATTIBILE – La verità è che Ota risolverebbe tre problemi in uno per la Sampdoria. Il primo è quello della fascia sinistra di difesa: come detto, i blucerchiati soffrono la mancanza di interpreti da diverse stagioni e un acquisto come Ota – con l’età giusta e nel momento migliore della sua carriera – potrebbe rivelarsi fondamentale. Il secondo è quello delle punizioni. Non neghiamo la realtà: nonostante l’inventiva di Mihajlovic sugli schemi da piazzato, la Sampdoria quest’anno è solamente 12° nella classifica dei gol segnati su calcio-piazzato secondo i dati Squawka. Questo però contando l’intera stagione.

Se invece facessimo partire la graduatoria dall’inizio di gennaio, la situazione sarebbe diversa. Senza l’apporto di Manolo Gabbiadini (giocatore importantissimo sul fondamentale del calcio da fermo), la Samp è 19° in graduatoria. A riprova di come né la soluzione Palombo né quella di Muriel abbiano funzionato. Ota potrebbe risolvere questa mancanza con il suo ottimo mancino, capace di pennellare una trentina di assist nell’ultimo triennio in J-League.

Il terzo problema è una considerazione puramente personale: la Samp non rischia. Sul mercato, i blucerchiati raramente si sono messi in gioco con un investimento particolare. L’esempio che mi viene in mente è l’Udinese, che in quest’estate si gode il suo nuovo stadio. Uno stadio ricostruito non grazie a un magnate che ne fa le fortune, ma grazie alle plusvalenze ottenute con acquisti all’apparenza rischiosi, ma in realtà redditizi. La Samp, quando ci ha provato (leggi casi Fornaroli e Mati Rodriguez), si è spesso scottata (o si è bruciata da sola non schierandoli?). Ma non sarà il caso di dar più fiducia a questi tipo di investimenti?

Il calcio giapponese non è un territorio inesplorato. Non è un calcio esoso, nel quale i club chiedono cifre abnormi. Lo stesso F.C. Tokyo ha appena venduto la sua stella Yoshinori Muto al Mainz per tre milioni di euro. Ma Muto è un giocatore con uno status da fuoriclasse, è sulla cresta dell’onda e ha appena 22 anni. Le condizioni di Ota sono ben diverse: è in nazionale, ma è una riserva. È un buon giocatore, ma ha 28 anni, quindi è maturo e pronto per una nuova esperienza. Guardate l’Udinese: ha preso Ali Adnan, considerato il Bale d’Iraq. Molti pensano a un’iperbole, ma vedremo a maggio 2016 quale sarà stato il risultato. Spero che la Samp possa rischiare di più invece di cadere nel solito riciclaggio di giocatori.