Da un obiettivo concreto a una dichiarazione forse irreale

Sampdoria Sconcerti
© foto Valentina Martini

A poche giornate dalla fine del campionato la Sampdoria grida all’obiettivo Europa, ma lo fa nel suo momento peggiore e in condizioni per niente rassicuranti.

Ha un suo fascino particolare il sentire Barreto suonare la carica per l’Europa dopo una sonora sconfitta con la Juventus. Sonora non tanto per il risultato, che poteva anche essere più contenuto o per il quale si può recriminare per una svista arbitrale e una non applicazione del VAR, ma per il fatto che all’andata i bianconeri avevano sofferto non poco contro la Sampdoria. Lo specchio della vicenda è sempre lo stesso: questa squadra non è la stessa che ha affrontato il campionato fino a gennaio e che si è ritrovata sesta per gran parte della stagione. Non c’è corrispondenza tra quanto visto nella prima metà e quanto mostratoci nella seconda. Diventa sonora, quindi, perché per quanto la Sampdoria abbia provato a giocarsela si è fatta poi tranciare le gambe dal gol a ridosso dell’intervallo: il 3-0 è frutto, poi, di una bandiera bianca alzata in aria, come se i blucerchiati non avessero alcuna voglia di sprecare ulteriori forze, per preservarle in vista dell’infrasettimanle. Qui allora ha fascino la dichiarazione di Barreto: assicura, l’ex Palermo, che la squadra abbia i mezzi e le capacità per arrivare in Europa e che basterà soltanto che le altre non inanellino una serie di risultati positivi. D’altronde ieri Fiorentina, Atalanta e Milan hanno tutte pareggiato, hanno guadagnato appena una lunghezza sul Doria: siamo ancora tutte lì, in pochissimi punti, a lottare per un quinto, un sesto e un settimo posto.

Se questa dichiarazione fosse arrivata settimane fa, quando la Sampdoria ha deliberatamente deciso di lasciarsi sovrastare dal Crotone o dall’Inter, state pur certi che avrebbe sortito un effetto diverso. Adesso, con una squadra che si impegna praticamente soltanto al derby – senza trovare quei punti che sarebbero effettivamente serviti a sovvertire l’ordine naturale delle prestazioni negative – risulta tutto abbastanza di facciata, poco credibile. Se la Sampdoria dovesse effettivamente arrivare in Europa League sarei il primo a esultare, davvero: così come accadde l’anno sfortunato del Vojvodina anche quest’anno sarei forse il primo a trepidare per una trasferta europea il giovedì sera, per tutto ciò che comporterebbe, dalla necessità di ammodernare il Ferraris fino alla possibilità di darci finalmente un tono internazionale, in tutto. Però l’obiettivo a oggi risulta davvero poco realistico: la Fiorentina è stata protagonista di una cavalcata unica, che potrebbe però averla portata a terminare la benzina e impattare contro la Spal, e magari anche contro le prossime. L’Atalanta ha dalla sua una compattezza unica, che l’ha portata a fermare l’Inter – non viceversa, sia chiaro – e che nonostante sia caduta contro le reti blucerchiate ha ancora tanto da dire. Il Milan, dal suo canto, potrebbe essere nella medesima fase calante che auguriamo – nella maniera più genuina possibile da avversari e senza alcun livore o cattiveria – alla Fiorentina, ma ha comunque una rosa tecnicamente superiore e ha delle necessità ben diverse da questa stagione. Dovesse fallire l’appuntamento europeo sarebbe una stagione da bocciare: se la Sampdoria dovesse farcela, invece, sarebbe un “di più” inatteso.

La speranza è che comunque tutti facciano adeguato tesoro di questa stagione: la rosa è troppo corta e andava rimpinguata a gennaio; Giampaolo dovrà diventare meno estremista nel suo modulo e cercare un’interpretazione diversa delle partite anche quando saranno in corsa. Serve elasticità, serve capacità di adattamento, cosa che per quanto alcuni giocatori blucerchiati abbiano avuto non pare ce l’abbia l’allenatore. È chiaro che serviva ben altro per affrontare questo campionato, serviva una rosa più completa, più variegata, più performante: sono stati compiuti degli errori, che si sono purtroppo palesati anche ieri, soprattutto in Regini e Ferrari. Se il secondo a volte sembra in debito d’ossigeno per una stagione giocata per intero a ritmi molto alti, il primo troppo spesso ci ha portato a domandarci dove fosse Strinic e cosa fosse successo a quell’esterno sinistro che tanto avevamo acclamato e che tanto abbiamo dovuto vedere allontanato dai nostri sogni.

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