Eriksson compie 70 anni: «Sampdoria, torna in Europa»

eriksson sampdoria Mihajlovic
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Sven-Göran Eriksson compie 70 anni e ricorda i 5 trascorsi a Genova: «Con la Sampdoria anni felici, Genova bellissima e Mantovani un papà». E sul futuro: «Spero che torni in Europa. Vorrei tornare al “Ferraris”»

Sven-Göran Eriksson, uno degli allenatori più felicemente ricordati dai tifosi della Sampdoria, compie oggi 70 anni. Il tecnico svedese, tornato in patria a godersi la momentanea “pensione” in attesa del prossimo ingaggio, è stato raggiunto dalla redazione de Il Secolo XIX e ha riavvolto il nastro della sua carriera. Chiamato a raccogliere la pesante eredità di Vujadin Boskov, Eriksson arrivò a Genova nel 1992, dove rimase fino al 1997: «Cinque anni stupendi, forse i più felici anche se sono sempre stato sereno, in ogni parte del mondo. Genova, col suo mare, era bellissima. Si mangiava divinamente – ricorda – tanto pesce fresco. E la focaccia, mai più trovata così buona. La Samp era una famiglia, ti sentivi a casa. E Paolo Mantovani era un papà, speciale, come sua moglie e i suoi figli».

Eriksson ebbe il piacere di lavorarci insieme solamente un anno, prima della sua scomparsa: «Il migliore presidente che ho avuto? Direi di sì. Era diverso da tutti, lavorare con lui era un piacere. Quando perdevo, invece di criticare mi diceva: “Eriksson come possiamo aiutarla? Le serve qualcosa?”. Mai visto uno così. E si occupava di tutto e tutti, dal primo all’ultimo». Nonostante il ricordo del periodo alla Sampdoria sia complessivamente più che positivo, per il tecnico rimane qualche rimpianto. Un terzo posto nella stagione 1993/94, che avrebbe potuto tramutarsi nella vittoria di un secondo storico scudetto: «Ci siamo rifatti con la Coppa Italia», si consola, anche se la finale di Supercoppa persa ai rigori contro il Milan non si dimentica facilmente.

Tanti i nomi illustri passati dalla Sampdoria in quegli anni con Eriksson in panchina, ma il tecnico non ha dubbi su chi gli sia più rimasto nel cuore: «Mancini: lui era la Samp. Vedeva giocate che altri neanche pensavano. Era giocatore, allenatore e magazziniere, viveva per il club. E poi il Gullit del primo anno, stratosferico, voglioso di dimostrare al Milan che non era finito. Roberto e Ruud sono tra i più forti che ho allenato con Nesta, Beckham e Scholes. Ma, tornando alla Samp, che dire di Lombardo, Platt e tutti gli altri». Per concludere, uno sguardo alla situazione attuale della Sampdoria, in ballo per un posto in Europa League: «Se la seguo? Sì, anche se non vedo molte partite, guardo più la Premier. Ma tifo per le mie ex squadre, spero che la Samp torni in Europa, come la mia. Che peccato quel ko con l’Arsenal in Coppa delle Coppe! Spero di tornare presto in Italia e di venire al Ferraris, a vedere il Doria».