Ferrara, la simpatia e la Samp

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E’ un Ciro Ferrara più sereno quello che si vede tra le colonne del Secolo XIX. In un’intervista rilasciata al quotidiano ligure, l’allenatore blucerchiato ripercorre il periodo di crisi con molta lucidità. E non solo quello attuale: “Mi ricordo quando alla Juve mi dissero che non ero pronto per allenare. Forse, per quel tipo di ambiente, avevano ragione. Poi è arrivata l’Under 21, con i suoi giovani e la possibilità di sentirmi apprezzato nel mio lavoro. A quel punto, ho capito che avrei preferito lavorare in un progetto che prevedesse molti giovani: per questo la Samp è stata la squadra giusta al momento giusto.”

Molte similitudini con il percorso juventino: “Sì, sopratutto riguardo agli infortuni.. abbiamo avuto, come in bianconero, una partenza a razzo ed un periodo negativo, ma gli infortuni sono stati la similitudine più pesante. Lì si fecero male in tanti, anche qui perdiamo qualche pezzo ogni tanto. Purtroppo lì c’erano aspettative molto alte, tanti campioni e pochi giovani: volevano un cambio generazionale, ma era troppo difficile da realizzare in un contesto che puntava allo scudetto. Inoltre, fare l’allenatore in un posto in cui ero stato un idolo forse mi ha frenato.” Sull’avversario di allora Mourinho: “Ci eravamo un po’ punzecchiati prima di Juve-Inter, ma forse i media hanno montato troppo la cosa. In fondo, quando sono stato esonerato dalla Juventus, lui si è esposto per me. E nei scorsi mesi ci siamo anche scritti. Prima del derby, addirittura, mi è arrivato un messaggio in cui mi diceva di continuare a credere nel mio lavoro. So che segue qualche partita della Samp. Lui, Pino Porzio e Marcello Lippi mi sono stati vicini nel periodo difficile.” Un Ferrara che è apparso anche spigoloso: “Essere simpatico non mi interessa, ma non mi chiudo nei confronti di nessuno.”

Delneri rischiò l’esonero in un famoso Udinese-Samp, tenendo fuori Cassano: “Stessa cosa per me. Sapevo che, con il derby perso, avrei dovuto liberare l’armadietto. Eppure la gente ci sosteneva, nonostante le sette sconfitte consecutive. Questa tifoseria è un vanto per la società, ma non bisogna dimenticare che si saranno altre partite che perderemo e quindi non bisogna pensare che la salita sia finita.” Ferrara è stato criticato per un difensivismo eccessivo: “Mi pare che le squadre che praticano il calcio-spettacolo siano poche. Schiero quattro centrali perché sono coloro che mi garantiscono certe cose; l’unico mio interesse è che la Samp vinca e raggiunga la salvezza, il resto non conta.” Si può parlare quindi di una Samp più “ferrariana”: “Tutte le squadre prendono qualcosa dal proprio tecnico. Io ho la fortuna di ambientarmi immediatamente e qui è successo per due motivi: la Samp mi ha accolto bene e mi ha difeso a spada tratta. Non sputo dove mangio: sarò sempre dalla parte dei giocatori, se mi dimostreranno professionalità, e li difenderò in pubblico mettendoci la faccia. Tutto diverso nello spogliatoio: lì può capitare di mandarsi a quel paese e di incazzarsi.”

Ora si attende il mercato di gennaio: “Leggo di Rossi. Ma chi, Pablito? Perché certi nomi non sono fatti per la nostra dimensione. Il colpo dell’anno non arriverà: se qualcuno vorrà andare a giocare, arriverà qualcun’altro. Non necessariamente nello stesso ruolo, abbiamo bisogno di una migliore re-distribuzione dei ruoli.” Qualche risultato è arrivato comunque: valorizzazione dei giovani, vittorie a San Siro e nel derby, pareggio a Firenze.. mica male: “Anche quelli negativi, come le sette sconfitte consecutive, De Silvestri e Poulsen, giocatori fuori ruolo.. a fronte di qualcuno che non gioca, abbiamo scoperto Mustafi. Inoltre, Krsticic ha più spazio ed i centrocampisti hanno cominciato a segnare. In più, c’è anche l’esplosione di Icardi. Insomma, se si fa una critica, bisogna tener conto di tutto.”

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