Ferrero: «Sampdoria, sono l’uomo delle sorprese»

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Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, fa il punto della situazione tra mercato, stadi e obiettivi in blucerchiato

Massimo Ferrero, ai microfoni di Telenord, ha fatto il punto della situazione: dal calciomercato, all’apertura degli stadi fino agli obiettivi da raggiungere con la Sampdoria.

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GENOVA – «Genova è meravigliosa, è una delle città più belle, è felliniana, io mi ricordo quando venni qui da ragazzo. Ero un predestinato, venni qui nel ’76 per girare un film d’azione e questa città si apprestava per scene simili e mi ricordo che vidi una partita allo stadio. Hanno vinto i colori più belli del mondo, vinse la Sampdoria 1-0 contro la Roma. Mi sono molto divertito perchè tutto il tifo era per questa squadra meravigliosa, non lo dico per piangeria è la verità. Io mi sono molto divertito e vidi questa meravigliosa partita, sono andato via contento perchè la Sampdoria vinse».

SINDACO DI GENOVA O ROMA – «Io non voglio diventare né sindaco di Roma né sindaco di Genova perchè penso che ci vogliano degli attributi importanti, ci vuole qualcuno devoto alla città. Qui abbiamo un grande sindaco che si chiama Bucci, Genova ha la fortuna di avere questo uomo che io ho avuto la fortuna di conoscere».

FUTURO«Una cosa sarebbe bella, vincere qualcosa con la mia squadra, fare un regalo a questi signori e poi se vogliono farmi un regalo vorrei diventare cittadino onorario di Genova, non sarebbe male. Però prima devo dimostrare ancora tanto, dobbiamo costruire, fare gli spogliatoi fermati dalla burocrazia, finire la mia opera e poi a Roma ci vado non a fare il sindaco ma il ‘Nonno Massimo’. Sono un nonno rock e ringrazio la città di Genova che mi ha dato tanto anche se ci sono persone che mi dicono delle cose, io gli voglio bene lo stesso. Voglio bene a Genova e alla mia Sampdoria».

STADI«Io ho una gran paura di questa cosa, voglio che la gente torni allo stadio perchè il calcio è passione. Non c’è partita senza tifoso, non c’è partita senza arbitro o senza regole. Stiamo vivendo un periodo particolare, di timore, di poche certezze. Noi dobbiamo dire una cosa ai nostri figli: il Coronavirus esiste, il governo fa delle leggi che dobbiamo rispettare ma non ce la dobbiamo prendere con il calcio. Stamattina ho detto che c’erano 45 mila posti a Marassi e un signore mi ha corretto dicendomi che ce ne sono 40 mila. Se ce ne mettiamo 20 mila vuol dire che abbiamo rispettato la legge del metro di distanza, poi sta a noi squadre di calcio far rispettare le regole ma non togliamo questo gioco meraviglioso ai tifosi. Così rischiamo di andare a sbattere. Oggi hanno appurato gli scienziati che di covid non si muore, noi vogliamo curare il corpo ma stiamo distruggendo le menti. Stiamo vivendo nell’incertezza, la gente non arriva a fine mese. Facciamo delle regole, rispettiamole ma andiamo a lavorare, a far ripartire questo paese rispettando questa malattia. Se noi paragoniamo lo stadio con la discoteca roviniamo lo sport più bello del mondo. La gente ha bisogno di calcio, ha bisogno di gridare e di sfogarsi».

MERCATO – «Io sono l’uomo delle soprese, quando meno te lo aspetti arrivo. Io vedo il calcio come un’azienda, a volte andare a risparmiare fa più danno che non guardare. Io l’anno scorso ho sofferto molto e ho voluto regalare tre player importanti ai nostri ragazzi . Abbiamo una grande squadra ma abbiamo dei ragazzi motivati ma un po’ spaventati, mettendo dentro tre signori più grandicelli con esperienza e fortissimi dovremmo fare delle belle partite. Candreva l’ho voluto con tutto il cuore, Keita uguale, il signor Silva me l’ha chiesto il mister e ci ho lavorato due mesi. L’ho fatto per per fare un regalo ai tifosi ma soprattutto a Ferrero che ha il mal di cuore e non vuole più soffrire».