Ferrero, sei sicuro? Il sogno è una Sampdoria tutta italiana

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© foto Valentina Martini

Il presidente Ferrero sogna una Sampdoria tutta italiana: fiducia nel settore giovanile, ma questa politica va di pari passo con l’ambizione?

Sono tante le frasi dette, i progetti lasciati a metà o completamente irrealizzati, le promesse non mantenute. E anche Massimo Ferrero, intervenuto oggi sulle frequenze di Radio Crc, si è lasciato scappare una dichiarazione che probabilmente non rispecchierà la realtà dei prossimi anni: il presidente ha ammesso di sognare la costruzione di una Sampdoria tutta italiana, prima di ritirarsi dal mondo dal calcio. Un’iniezione di fiducia per il settore giovanile blucerchiato che, seppur non goda al momento di ottimi risultati – la Primavera ha recentemente cambiato guida tecnica dopo un avvio disastroso -, intravede per parte dei suoi giocatori un futuro in prima squadra. «Abbiamo dei classe ’99 e 2000 fortissimi, con la Next Generation stiamo facendo un grande progetto», ha detto entusiasta Ferrero. Una rete di affiliazione tra diversi centri tecnici e scuole calcio sparse per l’Italia, che possano fornire alla società ligure nuova linfa (tricolore) per realizzare il progetto della dirigenza.

A dir la verità, però, la situazione attuale è ben diversa e sembra andare in totale controtendenza con quanto ambito dal patron doriano. La prima squadra può contare solo 11 giocatori di nazionalità italiana (Puggioni, Viviano, Tozzo, Regini, Ferrari, Sala, Murru, Capezzi, Verre, Quagliarella e Caprari) e, guardando in Primavera, i numeri non cambiano di molto: anche qui, la maggioranza – 13 su 25 – è costituita da giocatori stranieri (Hutvagner, Krapikas, Mikulic, Pastor, Tomic, Veips, Baldè, Ejjaki, Ibou Balde, Cabral, Curito, Gomes Ricciulli e Vujcic). Ferrero non è certamente il primo presidente di Serie A, e non sarà l’ultimo, ad esternare la volontà di costruire una squadra di soli talenti nostrani, ma l’idea, oltre che irrealizzabile, sembra anche poco sensata.

Gli osservatori blucerchiati da anni monitorano con grande cura le leghe estere per scovare nuovi talenti, molte volte con ottimi risultati: la prova tangibile che questa pratica non sia ancora in disuso è il recentissimo arrivo a Bogliasco del montenegrino Ognjen Stijepovic, classe ’99 del Mladost Pogdorica oggi in prova durante il test in famiglia tra la prima squadra della Sampdoria e la Primavera. Basti pensare, tuttavia, a quanti giovani stranieri sono passati con successo da Genova negli ultimi anni, generando anche ottime plusvalenze per le casse societarie. Infine, pare quasi inutile un accanimento verso un doveroso richiamo al patriottismo: va dato atto che, al momento, i prodotti della fucina di talenti italiana lasciano piuttosto a desiderare, e il nostro calcio si trova – se non per poche eccezioni – in un momento di oblio e di ricambio generazionale che tarda ad arrivare.

Perciò, perché dover trascurare e rinunciare per forza ai giovani esteri? La qualità è presente – ne sono alcuni esempi Torreira, Praet, Linetty, Kownacki o Schick – e il costo di partenza è nella maggior parte dei casi è irrisorio. Certo, bisogna saper cercare bene, ma gli scout della Samp hanno finora dato prova di grande lungimiranza. Il sogno di Ferrero, insomma, priva la squadra del suo stesso fiore all’occhiello: i suoi giocatori stranieri. L’unico investimento italiano che pare finora realmente azzeccato è quello su Caprari, mentre alcuni elementi come Murru, Capezzi o Verre sono rimasti intrappolati nelle gerarchie di squadra (neanche a dirlo, dietro a giocatori non italiani). Si può ragionare su squadre a maggioranza italiana – solo nel caso ne valga realmente la pena in termini di qualità -, ma voler per forza chiudere le porte al mercato estero e puntare esclusivamente sui vivai nazionali è un rischio che, almeno la Sampdoria, non si può accollare al momento.