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Italia, Sconcerti: «Mancini resti, non è lui il colpevole e non servono fughe»

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Il giornalista Sconcerti ha parlato delle possibili dimissioni di Mancini dopo la disfatta Mondiale dell’Italia: le sue parole

Il giornalista Mario Sconcerti, sulle pagine del Corriere della Sera, ha parlato delle possibili dimissioni del commissario tecnico Roberto Mancini dopo la disfatta Mondiale dell’Italia.

L’ANALISI – «La prima cosa da evitare adesso è il Grande Gesto di Mancini. Non servono martiri adesso, e nemmeno gentiluomini esasperati. Dico a Mancini che non è colpa sua. Che sarebbe un sacrificio inutile. Se vuole andarsene, vada, se qualcuno lo vuole cacciare, lo cacci. Ma il suo dovere è con la gente, un rapporto costruito in decine di partite senza sconfitte, di radicamento, perfino di tanta retorica, tutto ha sempre detto che non era per una notte, che è giusto andare avanti. La sua Italia è stato l’unico successo in mezzo a dodici anni di sconfitte e beffe terribili di tutto il nostro calcio. Non ricominciamo sempre da capo. 

Oggi non si può andare via, oggi si deve ragionare, capire cosa rimane nel fondo del calcio italiano, serve una riflessione complessiva. Non ha perso solo l’Italia di Mancini, ha perso una straordinaria azienda nazionale che non sa più riconoscere se stessa. E non riesce a capire il perché di questo lungo declino. Lippi perse il Mondiale e coprì tutto con le sue dimissioni immediate. Prandelli uguale, Ventura anche. Non una spiegazione, non un parere. Non è dignità questa, è voglia di essere dimenticati in fretta, investire sul silenzio. Non abbiamo bisogno di una nuova fuga. 

Non è stato il tecnico a essere sbagliato, è l’intero nostro calcio a non reggere più, a fare troppa fatica. È sbagliata l’idea di calcio che è stata costruita per tutti noi da pochissime persone, questa specie di superlega italiana dove tanti diritti sono annullati e niente viene mai davvero discusso, cambiato. Siamo in un deserto dove stanno arrivando i tartari, ancora sei mesi e le società non saranno più a maggioranza italiane».