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2015

La Domenica con Lei – Tre passi avanti e due indietro

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La Sampdoria pareggia contro un ottimo Palermo e, alla fine, non sembra nemmeno troppo esagerato dire che è un risultato sicuramente giusto ma che lascia più rimpianti ai rosanero che ai blucerchiati. È difficile analizzare una partita così spiccatamente opposta nel suo andamento confrontando il primo e il secondo tempo della squadra di Mihajlovic. Procediamo con ordine.

Nel primo tempo la Samp ha giocato una partita di grande livello, sia dal punto di vista tecnico (numerose le giocate sopraffine e gli scambi a uno, massimo due tocchi) che da quello agonistico. Il Palermo si è difeso coi denti, puntando tutto sulle ripartenze dei suoi talentuosi interpreti offensivi. Particolarmente riuscito è stato l’intento di Mihajlovic di aggredire, coi dovuti rischi, i rosanero fin dall’inizio della loro manovra. Il risultato è stato un innalzamento vertiginoso del ritmo, scandito alla perfezione dai centrocampisti blucerchiati, su tutti Soriano e l’inesauribile Duncan.  Molto bene i movimenti senza palla delle due punte Eder e Bergessio che hanno portato, non a caso, alla bella rete del vantaggio dopo pochi minuti. La pressione alta della Samp e il veloce ribaltamento di lato, consentito anche da un grande lavoro offensivo dei terzini e da una regia puntuale di Palombo (che però ha fatto malissimo nella ripresa) e Obiang, hanno permesso al Doria di controllare agevolmente tutto il campo, andando a trovare linee di passaggio velocemente e con grande precisione (pochissimi gli errori tecnici a fronte di una altissima percentuale di passaggi completati). Altro elemento estremamente interessante sono stati i calci d’angolo, magistralmente calciati dal giovane Duncan, e i calci da fermo con palla tagliata dentro l’area che hanno creato enormi grattacapi alla difesa palermitana. Il grande, enorme, difetto di questo ottimo primo tempo è stato la mancanza di cinismo che ha impedito al Doria di chiudere, meritatamente, con un doppio vantaggio i primi quarantacinque minuti. L’idea che, dopo alcune occasioni nitide mancate nella prima frazione, la partita potesse essere riaperta in qualsiasi momento si è concretizzata alla ripresa delle ostilità.

Il secondo tempo è stato completamente diverso dal primo con un Palermo dominatore del gioco in lungo e in largo. Tutto quello che nel primo tempo aveva caratterizzato una splendida prestazione del Doria è sparito di punto e in bianco. Grande merito alla squadra di Beppe Iachini, senza ombra di dubbio. L’aggressività e il coraggio dei rosanero sono esplosi improvvisamente, anche grazie allo spostamento fra le linee di un pazzesco Vazquez, guidati dal temperamento di Barreto e Dybala, accompagnato da una spinta costante dei laterali Morganella e Lazaar. Il Palermo ha cambiato completamente le carte in tavola andando a giocare allo stesso ritmo dei blucerchiati nella prima frazione. Il Doria è semplicemente sparito dal campo, incapace di ripartire e di guadagnare metri, bloccato dalla paura di perdere. I meriti dei rosanero ci stanno tutti ma non può non essere allarmante un calo così drastico del ritmo, dell’intensità e, soprattutto, dell’atteggiamento propositivo da parte dei ragazzi di mister Mihajlovic. Si è parlato di una Sampdoria a due facce e lo si è fatto, secondo me, a ragione. Il risultato, a mio avviso, ha il sapore più di un punto guadagnato che di due punti persi e questo, ricordando il bellissimo primo tempo, è un elemento troppo stridente per non destare preoccupazioni.

Per non essere frainteso sottolineo che complessivamente la Samp e il Palermo hanno fornito un gran bello spettacolo, equamente diviso nel computo dei due tempi e dei punti in palio. Il Doria deve continuare a lavorare sodo per continuare a sognare l’Europa, fino a questo momento meritatamente fissato come orizzonte. Guai, però, a nascondersi sotto la tavola ora che è stata apparecchiata. 

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