Le incongruenze blucerchiate

Murru convocati
© foto Valentina Martini

La superiorità numerica spaventa la Sampdoria, che riesce ad arginare la Roma due volte ma poi si accascia davanti al Torino.

Sono tantissime le domande che mi sono posto dopo la gara con il Torino. La prima riguarda la difficoltà che la Sampdoria, puntualmente, ha quando si ritrova in superiorità numerica: è accaduto già con il Cagliari, quest’anno, ma lì due errori inaspettati da parte della difesa hanno compromesso una vittoria oramai in tasca, stavolta con il Torino è stato sicuramente meno grave, ma non siamo riusciti ad approfittarne. La seconda domanda si concentra, invece, sul come sia possibile riuscire a imbrigliare la Roma per due volte, vincendo addirittura in casa loro, e poi doversi inchinare al Torino di Walter Mazzarri. Perché sebbene il tecnico toscano l’abbia preparata e gestita bene, non stiamo parlando di una formazione insuperabile, anzi è alquanto modesta, sia per i giocatori che schiera in mezzo al campo, sia per la classifica che parla per loro. Eppure il gol di Acquah l’abbiamo subito, anche se con tanta sfortuna da parte nostra e tanta fortuna da parte loro, e le ripartenze di Belotti, nel finale di partita, le abbiamo accusate, pur essendo riusciti ad arginarle in qualche modo.

Sono domande che non trovano risposte, perché la Sampdoria passa dal vincere con la Juventus al perdere con il Bologna, al vincere con la Roma al pareggiare in casa, con tanta fatica, con il Torino. Bisogna ritrovarsi a fine partita e dirsi che ci è andata anche bene, guardando quell’1-1 finale: ed è un aspetto che la squadra sesta in campionato non dovrebbe mai nemmeno valutare. Detto questo, però, scevri da dubbi che non troveranno mai una soluzione e che non ci restituiranno i due punti persi contro i granata, la classifica è ancora a nostro favore. L’Atalanta è nuovamente alle nostre spalle, a due lunghezze, dopo la vittoria sul Chievo, ma si prepara a un calendario molto complicato, tra Europa League, Coppa Italia e campionato: lo scontro diretto con gli orobici arriverà relativamente presto – tra un mese, il 4 marzo – e potremmo sfruttarlo a nostro favore, essendo la Sampdoria impegnata in una sola competizione. Nel mezzo, però, ci sarà lo scontro diretto con il Milan a San Siro, che arriva subito dopo la complessa sfida casalinga con l’Hellas Verona, in cerca di punti salvezza e pronta a scendere in campo con il coltello tra i denti. Febbraio, insomma, sarà un mese che ci dirà tantissimo del nostro futuro e che ci permetterà di capire se questa Europa vogliamo effettivamente raggiungerla o meno: c’è in ogni caso da tener conto che anche il settimo posto ci permetterebbe di ottenere un piazzamento per la prossima Europa League, con tutti i contro della preparazione da iniziare a luglio, per arrivare alla fine del mese estivo con il primo preliminare. Un’esperienza che già conosciamo e che, a conti fatti, sarebbe meglio evitare.

Detto questo, vorrei guardare un attimo a ritroso, al calciomercato, e pormi un altro interrogativo: probabilmente a questa Sampdoria serviva qualche innesto, non necessariamente per sostituire i titolari, ma per avere più alternative in mezzo al campo. Continuo a sostenere che da alcune settimane Ferrari stia subendo un po’ di stanchezza o che comunque sia entrato in un vortice di forma non ottimale che lo sta condizionando in alcuni errori: al di là della deviazione sul gol di Acquah, che è solo sfortuna, l’ex Crotone non sembra essere lucido come era all’inizio di questa stagione. Un difensore centrale in più, per farlo rifiatare ogni tanto, non avrebbe fatto male. Allo stesso modo un centrocampista che ci permettesse di sostituire Barreto avrebbe giovato: l’ingresso di Verre è stato positivo, perché l’ex Pescara ci ha provato a trovare la rete, ma è chiaro che i ruoli sono diversi. Serviva una mezzala capace di fare rottura in mezzo al campo, come Barreto, ma che allo stesso tempo avesse dei buoni piedi, non come l’ex Palermo. Parlare col senno di poi è facile, ma probabilmente qualche piccolissimo intervento non avrebbe fatto male: squadra che vince non si cambia, certo, ma magari si poteva provare a fare un salto in avanti per confermare il sesto posto e ridurre quei 7 punti di distanza che ci sono con l’Inter. Senza velleità eccessive.