Mancini, parla la madre: «Se avesse accettato la Juventus, Nazionale garantita»

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Mancini e i rapporti con la Nazionale italiana, la mamma svela: «Problemi con Bearzot pagati cari, se avesse detto sì alla Juventus avrebbe giocato tanti anni in maglia azzurra»

I rapporti tra Roberto Mancini e la Nazionale italiana non sono mai stati idilliaci, almeno da giocatore. Il nuovo ct degli azzurri, nonché storico numero 10 della Sampdoria, dopo tanti anni ha ricucito un rapporto che poteva sembrare ormai insanabile, dopo le liti e le uscite infelici che lo hanno visto protagonista tra gli anni ’80 e ’90 nei confronti dei tecnici che allenarono l’Italia ai tempi. Liti che gli costarono una carriera ingloriosa con il tricolore sul petto (appena 36 presenze e 4 gol, per uno degli attaccanti più talentuosi e prolifici della sua generazione).

Nel 1984, quando già da due anni vestiva la maglia della Sampdoria, neanche ventenne riesce ad esordire con quella della Nazionale sotto la gestione del “sergente di ferro” Enzo Bearzot, in occasione dell’amichevole contro il Canada durante una tournée in Nord-America. Il rapporto col tecnico sembra decollare, ma passa poco tempo prima che i due si scontrino amaramente: a New York, il fantasista di Jesi sparisce dal ritiro per – si scoprirà poi – farsi un giro tra i grattacieli e le trafficate strade della Grande Mela. Passo falso, per Mancini, che verrà riconvocato solo nel 1986 dal nuovo ct Azeglio Vicini.

A più di trent’anni di distanza, Marianna Mancini, madre dell’ex allenatore di Inter e Zenit San Pietroburgo, è tornata sull’episodio ai microfoni de Il Corriere dello Sport: «La verità è che se lui avesse detto sì alla Juventus, avrebbe giocato per tanti anni in azzurro. Ricordo quella tournée americana, ricordo che qualche compagno, mi sembra Rossi e Tardelli, gli chiese se avesse voluto uscire con loro dal ritiro la sera. Roberto accettò l’invito senza avvisare Bearzot. Era giovane e ingenuo, e la pagò cara perché qualcuno fece la spia. La Sampdoria a livello politico non veniva proprio calcolata – spiega la signora Mancini – così la punizione fu severa, come per la polemica successiva. Ma la Nazionale gli è sempre rimasta nel cuore, ecco perché oggi è orgoglioso di allenarla. Noi, da pendolari del pallone, lo abbiamo sempre seguito, soprattutto quando rappresentava l’Italia».

C’è poi chi decide di ritirare fuori aneddoti sul Mancio ben più scottanti e privati. L’attrice e showgirl Lory del Santo, intervenuta a “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1, ha raccontato di un episodio capitato anch’esso ai tempi della militanza in blucerchiato: «Ho passato una notte con lui, a Torino, quando giocava nella Sampdoria. Era lì con Vialli, io ero stata invitata ad una festa e non sapevo come tornare a Milano…». Morale della favola, i due passano la notte insieme: «Si, lui è veramente dolce. Quando lo vedo che urla in campo penso che stia facendo il personaggio, perché è veramente dolcissimo. Super morbido in tutti i sensi, morbidissimo. E’ stata una delle notti più dolci della mia vita, siamo stati appiccicati tutto il tempo e abbiamo dormito “a cucchiaio”: nella stessa posizione, uno attaccato all’altra. E’ stata una notte indimenticabile», ha concluso.

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