Un mercato da record: Sampdoria, è il momento di alzare l’asticella

Ferrero sampdoria
© foto Valentina Martini

La Sampdoria ha chiuso, in entrata e uscita, le due operazioni più onerose della sua storia: merito di una precisa politica societaria che sta pagando

Il mercato appena concluso passerà agli annali, per la Sampdoria; in questa finestra estiva, infatti, i blucerchiati hanno concluso, rispettivamente in uscita e in entrata, le due operazioni più onerose della propria storia: Schick è stato ceduto alla Roma per una cifra di circa 42 milioni, mentre Zapata è arrivato a Genova per circa 20. Due trattative che hanno comportato esborsi economici molto importanti, sia da parte della società capitolina che da parte di quella blucerchiata, e che vanno inquadrate nel più ampio panorama internazionale che vede un calciomercato molto cambiato negli ultimi anni, nel quale le cifre si sono gonfiate a dismisura. Inflazione del prezzo dei giocatori a parte, però, va anche detto che c’è un preciso motivo se la Sampdoria ha potuto spendere ben 20 milioni per un attaccante, e si tratta di un merito completamente ascrivibile alla società blucerchiata.

La potenza economica della Sampdoria, va notato, in questi anni è aumentata di molto. Basti pensare che gli acquisti più onerosi della storia recente – Muriel e Praet –  sono costati praticamente la metà di Zapata. Il belga, in particolare, fu pagato lo scorso anno 10 milioni, mentre in questa finestra estiva l’asticella si è alzata di molto, raddoppiando addirittura il valore dell’assegno staccato dai vertici del club di Corte Lambruschini. Merito, si diceva, della stessa società, che negli ultimi anni ha ben operato andando a scovare talenti, acquistati a basso prezzo e rivenduti a cifre molto alte. Normale che, in questo modo, si sia aperto un circolo virtuoso che, grazie ai maggiori introiti, ha permesso ad Osti e Pradé di potersi concedere qualche licenza in più rispetto alle entrate. Sarà compito della dirigenza cavalcare questa onda positiva, continuando a puntare su giovani da lanciare – gli arrivi di Kownacki, Andersen e Mikulic lo confermano – e puntando magari anche, grazie all’accresciuta disponibilità economica, su qualche nome già affermato per poter permettere alla squadra di fare il salto di qualità, alzando anche l’asticella delle ambizioni in termini di classifica.