Nulla è compromesso, ma c’è una lezione da imparare

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© foto Valentina Martini

La sconfitta col Torino dà una sonora lezione a Giampaolo, ma non rovina i piani per l’Europa League: le concorrenti sono ancora tutte a tre punti di distanza

L’Europa non è compromessa: in attesa di sapere cosa farà l’Atalanta contro il Bologna, ci sono quattro squadre a 48 punti e la Sampdoria a 45. Sicuramente la sconfitta col Torino ci dimostra che negli scontri diretti per l’Europa League non siamo favoriti, avendo ceduto il passo anche alla Dea, tra l’altro per lo stesso risultato, ma che allo stesso tempo siamo ancora lì a combattere. Ci aspettano due partite casalinghe, adesso, di cui una può permetterci di risalire ancora di più la china, perché sabato sera con la Roma sarà il terzo scontro diretto della settimana: dinanzi a noi arriverà una squadra che è in netto calo, sia tecnico che atletico, che nonostante il pareggio con la Fiorentina è riuscita a dimostrare ancora una volta limiti che vanno colpiti e che dobbiamo essere bravi a sfruttare, per portare a casa una vittoria che sarebbe fondamentale. Come lo sarebbe stato ieri sera a Torino.

Purtroppo per noi nella sfida tra Mazzarri e Giampaolo è il primo ad averla avuta vinta. Due filosofie diverse, due modi di fare diametralmente opposti, due scuole che si incrociano e che non riusciranno mai ad andare a braccetto: da un lato un allenatore che cerca il regista, i passaggi, la manovra che parte da dietro, che si muove centralmente e che usa gli esterni solo per rapidi appoggi, dall’altro lato uno che non ha idea di cosa sia il regista, che vuole una mediana fisica, corposa, che preferisce vincere i contrasti e arrivare prima sulle palle sporche, che manovra sugli esterni e che sfrutta una torre, chiamata Belotti, messa in area. Ieri sera ha avuto ragione l’allenatore che dice che il calcio non è una scienza nucleare, che vanifica i calcoli e che rimanda a Giampaolo ogni tipo di ragionamento tattico. Intanto, però, per quanto si possa criticare il modo di fare calcio di Mazzarri, il Torino è quinto in classifica, a quattro punti dalla Champions League, con lo scontro diretto col Milan ancora da giocare a fine aprile.

La Sampdoria non ne esce ridimensionata dallo stadio Olimpico, ma ne esce sconfitta, con la dimostrazione che non sempre adottare lo stesso metodo di gioco paga. Se Gattuso si era concesso il lusso di non ingabbiare Vieira sabato sera, lasciandolo completamente libero di essere il fulcro del gioco, stessa cosa non ha fatto Mazzarri, che sul giovanissimo regista doriano ha piantato a uomo Benassi, impedendogli di muovere e di essere libero. Stessa strategia su Praet, che ha avuto un’ombra fissa per tutta la gara, così da non poter essere libero né per il passaggio, né per la costruzione. Un paio di errori difensivi, poi, hanno confezionato la sconfitta: il primo gol di Belotti arriva nel momento in cui Colley esce dal campo e lascia la squadra in dieci uomini, costringendo Bereszynski a marcare il Gallo. La differenza di altezza e di qualità con la testa si vede, e arriva lo svantaggio: Giampaolo si lamenta, perché non si può rimanere in dieci per così tanto tempo, ma ha ben poco da recriminare. Perché col senno di poi, cambiare Colley subito avrebbe potuto evitargli lo svantaggio. C’è però da dire che il Torino nel primo tempo ha dominato, non ha lasciato spazio alla Sampdoria che è andata al tiro solo una volta, quindi ai punti sicuramente i granata avrebbero meritato il vantaggio. La seconda rete è una dimenticanza totale di Bereszynski su Ansaldi, lasciato praticamente indisturbato e pronto a bucare sugli esterni la Samp, che non per la prima volta presenta difficoltà con le squadre che hanno un gioco molto più ampio del suo.

Certo è che se avessimo giocato l’intera partita con la stessa intensità degli ultimi quindici minuti probabilmente saremmo riusciti non a vincerla, ma almeno a pareggiarla. D’altro canto, gli ultimi quindici minuti li abbiamo giocati con quell’intensità perché il Torino si è accontentato del doppio vantaggio: qualcosa andava cambiato prima, magari a metà del primo tempo, una volta resisi conto che Mazzarri aveva il pallino del gioco in mano, aveva imbrigliato la Sampdoria al centro e aveva bloccato qualsiasi tipo di manovra. Ora comunque abbiamo tre giorni di tempo per preparare un’altra sfida, contro una squadra che nelle ultime cinque partite ha raccolto gli stessi punti del Frosinone e ha un andamento più che negativo: da un lato può essere un vantaggio, perché spingerà i giocatori a cercare subito il riscatto, dall’altro bisognerà guardare all’infermeria, per capire se effettivamente si potrà recuperare qualche elemento che in questa fase diventa davvero fondamentale, leggasi Ekdal, leggasi Colley.