Pagliuca e l’amore per la Samp: «Mi ero innamorato della maglia, avrei voluto chiudere la carriera a Genova»

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Sono passati venticinque anni da quando la Sampdoria ha alzato al cielo lo storico scudetto del ’91. Uno dei protagonisti di quello storico traguardo è stato senza dubbio Gianluca Pagliuca, portiere rimasto ben otto stagioni all’ombra della Lanterna e che oggi sarà presente a Bogliasco per festeggiare insieme ad altri ex-blucerchiati la ricorrenza di quello che è certamente stato il punto più alto della storia della Sampdoria.

Intervistato da La Repubblica, Pagliuca ha ripercorso i momenti topici di quella bellissima annata. Ecco le tematiche più interessanti toccate dall’estremo difensore bolognese:

 

IL TESTA A TESTA CON L’INTER: «Quando a Roma vincemmo 1-0 con goal di Vierchowod capimmo che avremmo potuto vincere lo scudetto. Eravamo primi con due punti di vantaggio sull’Inter. La partita del 5 maggio con l’Inter? Parai un rigore a Matthaeus. Sapevo che li calciava forte, alla destra del portiere. Mi buttai d’istinto, lo interccettai e lo ribattei con i piedi; sulla respinta lui calciò sul fondo. Vincevamo uno a zero con il goal di Dossena, poi Vialli segnò il 2-0. L’arbitro d’Elia annullò un goal regolare a Klinsmann e non concesse un rigore per fallo su Bianchi, mentre diede quello che parai, molto dubbio: Cerezo aveva preso il pallone, non le gambe di Berti».

CONVINTI DI VINCERE LO SCUDETTO: «Eravamo forti, uniti e giovani, un gran bel gruppo. Era l’occasione giusta per provarci. L’anno prima avevamo vinto la finale di Coppa delle Coppe con l’Anderlecht vendicando la partita di Berna dell’89. In trasferta non prendevamo quasi mai goal e vincevamo gli scontri diretti. In più vialli e Mancini erano tornati dalla Nazionale carichi: Mancini non aveva giocato, mentre Vialli era chiuso da Schillaci: volevano far vedere a Vicini che si sbagliava. Noi però non nominavamo mai la parola “scudetto”, per scaramanzia dicevamo “la cosa”. L’unico a parlarne apertamente era il mister».

 

IL RICORDO DI MANTOVANI: «Non smetterò mai di ringraziarlo. Mi notò un giorno di gennaio, nell’85, giocavo nella Primavera della Samp al Viareggio in prestito dal Bologna. Il presidente disse al dottor Borea: “Mi porti quel ragazzo”. Il Bologna voleva prestarmi ad una società-satellite, l’Ospitaletto, ma mi chiamò il tecnico della Primavera blucerchiata Soncini e mi disse: “Tu non firmare con nessuno, col Bologna parliamo noi”. E così andai alla Samp per 100 milioni di lire. Tifavo Bologna, ma la Samp mi era simpatica, mi ero innamorato della maglia. Se il presidente non ci avesse lasciati, avrei terminato la carriera a Genova. Pace con i tifosi? Sì, sono tornato a Genova per una partita benefica e sono stato applaudito. Capita di dire o fare cose sbagliato, ma pra è tutto dimenticato e la Sampdoria è nel mio cuore».

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