Quagliarella e l’esultanza: storia di un rapporto complicato

© foto Valentina Martini

Quagliarella e la non esultanza “polemica”: dallo striscione dei granata a oggi, nulla è cambiato per l’attaccante della Sampdoria

Il campionato di Fabio Quagliarella è iniziato nel migliore dei modi. Gol pesanti, importanti per se stesso e per la Sampdoria: l’attaccante stabiese sembra aver fermato il tempo e si candida anche quest’anno a essere il miglior marcatore blucerchiato. Ieri l’ennesima rete in grado di determinare il pareggio nella sfida contro il Torino, seguita dalla solita non esultanza. Inizialmente Quagliarella sembra gioire, ma subito dopo assume la posa da Superman con le braccia sui fianchi, immobile come una statua e forse quasi polemico. L’abbraccio con i compagni di squadra è seguito da un’incitazione liberatoria: il fatto di essere un ex lo ha frenato dal testimoniare tutta la sua felicità. L’attaccante, come sottolineato nel post partita, porterà sempre rispetto a quella che è stata la sua tifoseria per molti anni, ma è inevitabile che davanti ai fischi possa sussistere un pizzico di delusione.

I tifosi granata non gli tributarono il rispetto che avrebbe meritato nemmeno quando era un giocatore del Torino, ed esposero uno striscione con il riferimento alla Smorfia napoletana: «Non esulti dal 2001… per noi sei solo un ’71’». Un settantuno che significa “un’ommo ‘e me**a”, una definizione che nemmeno i sostenitori partenopei gli dedicarono dopo il tradimento, ritenuto tale per il passaggio alla Juventus. Il rapporto di Quagliarella con le esultanze è parecchio complicato: una forma di rispetto verso quelli che furono i suoi tifosi, nel suo caso, significa non esultare con molte squadre di Serie A. È qualcosa di innaturale, se vogliamo, per un attaccante che del gol fa il suo mestiere. Lui lascia che siano gli spalti gremiti a godere delle sue prodezze, ma come ieri e in altre circostanze è stato costretto a subire dei fischi. Quagliarella non cambierà atteggiamento, gli altri facciano quello che gli pare. Bastano l’urlo, l’abbraccio con i compagni di squadra, il dito e il volto fiero rivolti ai 1500 blucerchiati, presenti in massa allo stadio “Grande Torino”.