Una Samp che perde è un Doria che impara

viviano
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La sconfitta di San Siro arriva senza nemmeno provare a sfondare il muro rossonero, ma arriva anche a causa di individualità errate, che condizionano la gara nella prima frazione di gioco.

Sembra di essere abbonati ai falli di mano in area di rigore: così come contro la Roma, anche contro il Milan, sempre in trasferta, abbiamo deciso di concedere un calcio di rigore ai nostri avversari. Poco male, perché Viviano ci ha messo una pezza, anche stavolta, e allora sembrava che la gara potesse prendere una direzione diversa da quella dei primi minuti di gioco, analoga a quella dell’Olimpico: dallo stadio capitolino siamo usciti a testa alta, vittoriosi e convinti di aver giocato in maniera non dirompente, ma convincente. Ieri sera, invece, da San Siro siamo usciti con le ossa rotte e con una prestazione molto scialba, figlia di molti meriti del Milan di Gattuso, una squadra completamente diversa da quella di Montella. Non siamo qui, però, per tessere le lodi dei rossoneri, che adesso ci stanno appaiati in classifica e sicuramente avranno molto da dire per la parte restante del campionato, grazie all’obiettivo dichiarato di raggiungere e superare l’Inter. Siamo qui per analizzare cosa non ha funzionato nella Sampdoria, che è riuscita a lapidare tutto il vantaggio accumulato sulle inseguitrici e ora deve difendere strenuamente quel sesto posto che significa accesso all’Europa League senza i Preliminari di Zenga-memoria.

Innanzitutto, e mi piange molto il cuore a dirlo, nella gara di ieri Murru è risultato essere incredibilmente inadatto alla partita che gli era stata chiesta. Non è riuscito mai a coprire o intervenire su Suso, non ha mai anticipato lo spagnolo e gli ha sempre lasciato campo libero. Dalla sua fascia, e dal suo braccio, è arrivato il rigore che poi Viviano ha parato a Rodriguez, ma nel secondo tempo il Milan ha praticamente trovato un corridoio talmente aperto da poter entrare in 22 da quel lato: per non parlare, poi, della rete di Bonaventura, che nasce sempre dalla medesima fascia. Nonostante le ultime prestazioni avessero fatto ben sperare, per un giocatore che in estate avevo annunciato come un ottimo acquisto in prospettiva, Murru deve necessariamente rivedere la sua elasticità in campo: senza degli esterni di centrocampo, il terzino deve correre, ma deve farlo tanto, come d’altronde Bereszynski. E non è una questione di gamba, ma di testa: a San Siro non puoi permetterti di andarci leggero. Il secondo punto debole è stato, ahimé, Barreto: il centrocampista ex Palermo si è completamente perso la marcatura di Bonaventura sul gol, ma per il resto del primo tempo – l’unico giocato ieri sera – non è riuscito a indovinare un passaggio o un intervento. Anche qui un enorme peccato, per un giocatore che ci mette sempre tantissima abnegazione in campo e che si prodiga per la squadra, soprattutto in fase di rottura: si è sentita tantissimo la mancanza di un centrocampo capace di tenere in piedi la squadra, si è sentita tantissimo la mancanza di Praet. Meglio con Verre in campo, sicuramente, ma anche lì non siamo riusciti a sfondare nelle linee rossonere.

I problemi della Sampdoria, però, passano anche dalla condizione non ottimale di Zapata: il nostro ariete di sfondamento sembra aver quasi del tutto finito la benzina, ma se all’Olimpico era stato fondamentale con la sua zampata dopo una gara abbastanza amorfa, a San Siro non gli è stata data l’occasione di replicarsi. D’altronde con gli spazi chiusi e con le poche possibilità di partire in contropiede, era necessario mettere velocità in campo, leggasi Caprari. Il Milan ha indubbiamente giocato bene, non voglio assolutamente permettermi di appendermi alla polemica legata al fallo di Calabria, perché si tratta di un mani che nemmeno al microscopio si capirà mai se è dentro o fuori dall’area: nel secondo caso il Var fa bene a non intervenire, perché da regolamento non può sindacare sui calci di punizione, mentre nel primo avrebbe dovuto dire la sua e sarebbe stato, molto probabilmente, rigore. Il punto è che a posteriori non servono queste polemiche, perché non sarà dire “ci è stato negato un rigore” che ci permetterà di crescere, obiettivo ultimo di qualsiasi attività. La Sampdoria non deve perdere, ma imparare, per parafrasare una massima che da Nelson Mandela in avanti è stata attribuita a svariati oratori. Quello che bisogna imparare adesso, sempre a posteriori, è che un intervento sul mercato si doveva fare, a centrocampo, per evitare che la coperta diventasse troppo corta, e che bisogna rimboccarsi le maniche: il Milan incontrerà la Roma, noi l’Udinese. A noi serve vincere e riscattare quel 4-0 dell’andata, ai giallorossi chiediamo di trovare i 3 punti e permetterci di staccare nuovamente i rossoneri. Sulla lunga potremmo avvantaggiarci dell’unica competizione a disposizione, ma serve un altro spirito, serve la Sampdoria di Giampaolo, quella vera.