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Sampdoria, Pellegrini: «Punto tutto su Ferrari. Keita? Problemi fisici già noti»

Francesca Faralli

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Luca Pellegrini, ex capitano della Sampdoria dello Scudetto, ha fatto il punto sui nuovi acquisti e sul ritorno di Ferrari

Luca Pellegrini, ospite a Quelli che la Samp, ha fatto il punto sulla Sampdoria: dal rendimento dei nuovi acquisti, agli alti e bassi della formazione allenata da Claudio Ranieri.

TESTA – «Tra una gara e l’altra i cambiamenti di rendimento ci sono, tutto dipende dalla testa. Dalla concentrazione, dall’attenzione. Se parti male, poi fai fatica a raddrizzare la partita. Se parti bene devi avere personalità per gestire il vantaggio. I blucerchiati non sempre hanno questa personalità, a volte si siedono un po’. Quando di fronte ti trovi un avversario agguerrito, con il sangue agli occhi e la determinazione fa più di ogni altra cosa. Chi mastica calcio, vivi il calcio, si rende conto quali sono le situazioni che si vivono all’interno di una gara e la testa è tutto».

APPAGAMENTO – «I tre anni della gestione Giampaolo, dove la squadra è sempre arrivata decima, decima e nona, l’anno scorso è stato compiuto un miracolo perché Ranieri ha raddrizzato tutto, il comune denominatore sono i calciatori che sono sempre gli stessi. Non vorrei che ci fosse un senso di appagamento. Quando i lavori arrivavano ad un certo livello con Giampaolo, non so se per qualche diktat esterno, non andavano oltre. Anche in questo caso è la testa, non vorrei che le montagne russe sotto il profilo di rendimento siano dovute a questo. Perché magari passa il messaggio che quando vuoi, giochi e raddrizzi le stagioni come hai fatto nello scorso campionato. E poi quando raggiungi il risultato ti siedi».

ALCHIMIA DI SQUADRA – «L’allenatore può dire quello che vuole, ma in campo ci vanno i calciatori. Se non si crea l’alchimia per cui per l’allenatore andresti in campo a fare la guerra, tanti pensano più a se stessi che al gruppo. Questo può determinare non aver voglia di sacrificarsi per il compagno, fare una corsa per il compagno. Sono tutte queste piccole cose a cui l’allenatore può arrivare ma in campo ci vanno i ragazzi».

FORMA FISICA – «Le seconde palle sono il termometro di come sta la squadra. Quando l’avversario arriva prima di te, è un segnale. Quante volte senti gridare il tecnico “seconda palla”. Questa è un’altra chiave di lettura che potrebbe indicare la condizione atletica. Noi non sappiamo come lavorano durante la settimana, possiamo giudicare solo quello che si vede la domenica. Magari questo vale per tutti. Ricordiamoci che il campionato è finito tardi, il campionato è iniziato presto e quindi questo potrebbe aver inciso. Quello che stupisce è che gli alti e bassi sembrano una costante, ecco perché penso che sia più una fattore di testa. La testa comanda tutto».

LE TRE C – «La Sampdoria nella scorsa stagione sembrava che corresse di più, è vero. Ma non tanto perché noi andassimo più forte, magari erano gli altri che andavano più adagio. Sicuramente nel post coronavirus si sono cementate le idee di Ranieri, che non ha un calcio fantasioso. È solido, pragmatico. È la cosa più facile compattarsi e ripartire, che costruire. È più facile quando è l’avversario che fa la partita. Era un calcio semplice, ben giocato ed efficace. L’importante non è correre tanto, è correre bene. È la tattica delle tre C: “Cavolo come corrono”».

DIFESA A UOMO – «Tornare indietro è difficile, per fare questo tipo di calcio serve un dispendio incredibile di energie. L’intensità degli allenamenti di squadre che marcano anche a zona è molto alto. L’Atalanta e l’Hellas Verona giocano così, fanno tantissima fatica. Devi essere disponibile. Giocare a zona è diverso. Ricordo la prima volta nel 1984/85: Bersellini ci disse che giocare a zona significava essere il difensore più forte al mondo nella zona di competenza. Non vuole dire non marcare nessuno. In area di rigore comunque andrei a marcare a uomo».

MODULO – «Il 4-4-2 non è un modulo contemporaneo, è vero. Ci focalizziamo sempre sui numeri, ma poi contano i compiti. Contano le direttive dell’allenatore. Quante volte vediamo una squadra che attacca in un modo e difende in un altro. La differenza la fa sempre la qualità dei giocatori. Il giocatore con talento e personalità può avere qualsiasi tipo di vestito, non è questione di modulo. Sono numeri che servono a identificare una posizione, ma non è un calcio balilla».

MERCATO – «Secondo me nella valutazione di un giocatore che vai a comprare sul mercato devi vedere l’età, il curriculum vite, lo stato di salute che è una cosa fondamentale. Se compro una vecchia gloria che però è a pezzi, forse meglio lasciarlo dove è. Sono valutazioni che bisogna fare. L’entusiasmo e la voglia di andare a giocare. Le motivazioni fanno tanto. Questa è un’altra di quelle peculiarità che devi mettere nel pacchetto quando vai a prendere una calciatore».

CANDREVA – «La valutazione che posso fare è su Candreva, era un titolare dell’Inter ed è da rendimento sicuro. E il livello della catena di destra con lui ne ha guadagnato in rendimento».

KEITA E SILVA – «Keita sappiamo quello che ha fatto in Italia, però non mi sembra che dopo abbia giocato molto. Da quello che ho letto i problemi fisici li aveva anche al Monaco. Adrien Silva non so molto del suo passato».

DAMSGAARD – «Damsgaard è una bellissima sorpresa, ha sicuramente dei numeri. Deve avere la fortuna di giocare con continuità perché potrebbe essere molto interessante».

FERRARI – «Ferrari è sicuramente affidabile. L’ha data anche l’anno scorso fino all’infortunio. È sempre stato il più affidabile del pacchetto arretrato. Adesso l’abbiamo visto nell’ultima partita contro il Torino, vedi che è un giocatore che ha bisogno di giocare. È un ragazzo con una struttura importante, ben messo, ha bisogno di benzina nel motore. Su di lui se Ranieri dovesse continuare a dargli fiducia, proprio per quello che ha fatto vedere, non mi meraviglierei se diventasse il punto di riferimento dei centrali. A certificare che la sua condizione non fosse ottimale è che a Cagliari viene espulso Augello, Bereszynski va a sinistra e Ferrari non l’ha fatto entrare. Per quello che è stata la mia valutazione prima dell’infortunio è quello che dava maggiori garanzie».

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