«Abolire il mercato di gennaio»: per la Samp, forse, sarebbe meglio

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«Un’altra cosa che io modificherei e che non farei più il mercato di riparazione a gennaio». Questa la proposta di Giorgio Squinzi, presidente del Sassuolo, che nel corso della lunga intervista ai microfoni di Radio Anch’io Sport si è permesso di sottolineare come per tutte le squadre, specie quelle medio – piccole, il mercato di gennaio sia un elemento destabilizzante come pochi altri.

I tifosi della Sampdoria lo sanno bene, come del resto anche i tifosi di molte altre realtà simili. Il giocatore che si mette più in luce di altri nel girone di andata spesso e volentieri a gennaio cambia squadra e maglia, con il club che lo ha ceduto costretto a intervenire di fretta e furia per “tappare” il buco, quando non si tratta di operazioni pianificate.

Alle volte può andare bene, Quagliarella per Eder è stato un cambio incredibilmente azzeccato e funzionale per il gioco di Vincenzo Montella, nonostante i valori dei due giocatori, per anagrafe e capacità siano ben diversi. Altre volte può andare meno bene, come nella passata stagione quando venne smontata la macchina perfetta di Sinisa Mihajlovic con la cessione di Gabbiadini e le ripercussioni sulla classifica furono più che mai evidenti. Scomodare l’annata della retrocessione sarebbe autolesionistico e scontato.

Ma è proprio dalla stagione 2010/2011 che la Sampdoria, fino ad allora operante in maniera decisamente oculata, ha iniziato delle vere e proprie rivoluzioni invernali, smontando e rimontando la squadra, rivoluzioni che solamente in due casi hanno portato a un effettivo miglioramento della rosa a disposizione: in Serie B nel 2011/2012 e nel campionato in corso (anche se forse parlare di miglioramento è eccessivo). 

Se, come proposto dal numero 1 neroverde, il mercato di gennaio venisse abolito non solo in Serie A ovviamente ma in tutti i campionati, guardando in casa Sampdoria certe situazioni non si sarebbero mai verificate. Al contempo guardando a livello globale nel nostro calcio, le ripercussioni sulla finestra estiva sarebbero più che evidenti: un mercato inevitabilmente non più concentrato negli ultimi giorni ma non necessariamente più ricco. Le squadre con un potere di spesa maggiore finirebbero con l’anticipare quelle operazioni strategicamente posticipate all’inverno; le realtà medie e piccole invece trovandosi tutte nello stesso “limbo” non è affatto detto aumentino gli investimenti. A trarre giovamento da questo scenario forse sarebbero gli elementi dei settori giovanili, unici innesti possibili nelle prime squadre nell’arco della stagione. E tutto sommato per il nostro calcio non sarebbe affatto male.

 

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